Carlo Goldoni
L'avaro

ATTO SOLO

Scena Quindicesima. Don Fernando e detti

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Scena Quindicesima. Don Fernando e detti

 

FER. (standosi lontano) È permesso?

EUG. Avanzatevi, Don Fernando.

FER. (da sé) (Ah! questi due mi tormentano.)

EUG. È egli vero, che voi partite?

FER. (come sopra) Signora...

EUG. Fatevi innanzi, che timidezza è la vostra?

FER. Tornerò, signora... Ho qualche cosa da dirvi.

EUG. Potete parlare liberamente. Questi cavalieri li conoscete. Avete soggezione di loro?

FER. La cosa ch'io deggio dirvi... (da sé) (Non è possibile che io lo dica.)

CAV. (ritirandosi un poco per dar luogo a Don Fernando) Parlatele pure come vi aggrada. Io non ascolterò quel che dite.

CON. (ritirandosi un poco) Servitevi; so il mio dovere.

EUG. Dite quel che vi occorre. (a Don Fernando)

FER. Compatitemi, se una violenta necessità... (Non so da dove principiare a spiegarmi. Don Ambrogio mi ha imbarazzato.)

EUG. (da sé) (Fosse mai Don Fernando?) Ditemi, avete voi veduto mio suocero?

FER. Signora... Egli è appunto che a voi mi manda.

EUG. (da sé) (Sarebbe bellissima la novità.) Che cosa vi ha egli detto di dirmi?

FER. Vuole che io vi sveli... che se finora ho taciuto... (da sé) (Mi mancano le parole.)

EUG. (da sé) (È così senz'altro. Mio suocero sempre più impazzisce! Un giovane soggetto al padre, nel mezzo degli studj suoi, sarebbe un precipitarlo).

FER. (da sé) (Pare che mi abbia inteso. E mi lusingo dagli occhi suoi che non mi disprezzi.)

CAV. Questi segreti non sono ancor terminati?

FER. (al Cavaliere) Non ancora, signore.

EUG. Venite, Cavalieri, venite. Don Fernando non ha che un complimento da farmi. Suo padre lo richiama in Mantova, ed egli ch'è un figliuolo saggio e prudente, conosce i doveri suoi, vuol partir subito, ed è venuto per congedarsi. So che in Pavia ha un amoretto che lo trattiene, e inclinerebbe ad unirsi colla persona che egli ama; però riflette da sé medesimo, che nell'età in cui si trova, dee pensare a terminar i suoi studj, e non a perdersi col matrimonio. Vede egli benissimo, che il padre suo ne sarebbe scontento, ed un figlio unico non dee rendere così trista mercede al genitore che l'ama. Ha risolto dunque di partire. Io lo stimolo a farlo, e voi lodatelo per così onesta risoluzione.

. (da sé) (Senza ch'io parli, ho avuto la mia risposta.)

CAV. Bravissimo, Don Fernando, mi consolo di vedervi in una età ancor tenera così prudente.

FER. (al Cavaliere) Obbligatissimo alle grazie vostre.

CON. Fuggite, Don Fernando, fuggite subito. Voi non sapete a che conduca l'amore.

FER. (al Conte) Grazie del buon consiglio.

EUG. (a Fernando) Fatelo di buon animo, e consolatevi. Tanto più ch'io posso assicurarvi, che la donna che voi amate vi stima, ma non vi ama.

FER. Questa che voi mi date, è una bella consolazione. Pazienza... Compatitemi...

CAV. (ad Eugenia) Pare che sia innamorato di voi.

CON. Non sarebbe fuor di proposito.

EUG. Non è possibile. Egli era troppo amico di mio marito.

CAV. Anzi per questo; può credere un effetto di buona amicizia il consolar la vedova dell'amico.

FER. (adirato) Mi maraviglio di voi.

CAV. Non andate in collera.

FER. Servo di lor signori. (vuol partire)

 

 


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