Carlo Goldoni
L'avventuriere onorato

ATTO PRIMO

SCENA SECONDA

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SCENA SECONDA

 

Donna Aurora sola.

 

AUR. Gran disgrazia è la mia, aver sempre da ritrovarmi fra le miserie! Un cittadino che non ha impiego e non ha grandi entrate, passa magramente i suoi giorni. Mi dispiace per il signor Guglielmo, che abbiamo in casa. Io lo vedo assai volentieri, e non vorrei che se ne andasse. Ma vediamo chi è che mi scrive questo viglietto. (lo apre) Ah sì, è donna Livia. Questa è una femmina fortunata; nacque mercantessa, ed è prossima ad esser dama. È giovine, è ricca, e quel che più stimo, è vedova e gode tutta la sua libertà. (legge) Amica carissima. Le gentili maniere del signor Guglielmo dimostrano esser egli un uomo civile ed onesto... Ah, ah, la vedovella è rimasta colta dal forestiere! Viene in casa mia col pretesto di veder me, e lo fa per il signor Guglielmo. Egli barzellettando narrò ieri sera con buonissima grazia le sue indigenze, ed io mi prendo la libertà di mandar venti doppie... Mandar denari ad una persona che è in casa mia? È un affronto gravissimo ch’ella mi fa: di mandar venti doppie a voi... A me? acciò con buona maniera le facciate tenere a lui. Non è necessario ch’egli sappia che il denaro esca dalle mie mani; onde manderò fra poco un mio servitore colle venti doppie, il quale a voi le consegnerà, e le darete al signor Guglielmo quando vi parrà. Quand’è così, la cosa non va tanto male. Quest’è un affronto che si può tollerare. Mi pare ancora impossibile, ch’ella mi mandi questo denaro. Sarebbe una femmina troppo generosa. Ecco mio marito.

 

 

 


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