Carlo Goldoni
L'avventuriere onorato

ATTO PRIMO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

Donna Livia; poi donna Aurora, Guglielmo e i servitori.

 

LIV. Eppure all’aspetto pare un uomo assai più civile. Basta, lo assisterò tant’e tanto, e se non mi sarà lecito di sposarlo, procurerò almeno ch’egli resti impiegato in questa nostra città.

AUR. Amica, eccomi a darvi incomodo.

LIV. Voi mi onorate.

GUGL. Fo umilissima riverenza alla signora donna Livia.

LIV. Serva, signor Guglielmo, accomodatevi. La cioccolata. (siedono: donna Aurora nel mezzo. Servitori partono) Come ve la passate, Signor Guglielmo? State bene?

GUGL. Benissimo, per ubbidirla.

LIV. Mi parete di buon umore questa mattina.

GUGL. Piuttosto; in grazia della signora donna Aurora.

LIV. Amica, che cosa avete fatto per lui?

AUR. Niente. Io non posso far niente, e non ho merito alcuno.

GUGL. Perdoni, io sono fatto così. Quando ricevo una grazia, un benefizio, ho piacere che tutto il mondo lo sappia. La signora donnAurora mi ha voluto dar dieci doppie.

AUR. Sì, ma io non ne ho il merito. Né voi sapete da chi vi vengono somministrate.

GUGL. Io so che le ho ricevute dalle sue mani.

LIV. Dieci doppie gli avete dato? (a donna Aurora)

AUR. (Questa cosa m’imbroglia un poco). (da sé)

LIV. Perché non dargliene venti? (a donna Aurora)

GUGL. Oh signora! Sono anche troppe le dieci.

AUR. Vi dirò, gliene avrei date anche venti, ma siccome egli è un giovane generoso, potrebbe spenderle con troppa facilità, perciò mi riserbo di dargliele un’altra volta.

LIV. (Donna Aurora vuol far troppo l’economa). (da sé)

GUGL. (Io ci scommetterei che questo denaro viene da donna Livia). (da sé)

LIV. E bene, signor Guglielmo, come vi piace questa nostra città?

GUGL. Mi piace assaissimo; ma tanto non mi piace la città, quanto i bei mobili che ci sono.

LIV. E dove sono questi bei mobili?

GUGL. I mobili più preziosi di questa città sono in questa camera.

LIV. Queste tappezzerie non sono sì rare, che possano attrarre le vostre ammirazioni.

GUGL. Eh signora, c’è altro che tappezzerie! Ciò che adorna questa camera e questa città, sono due begli occhi, una bella bocca, un bel viso, un trattar nobile, una maniera che incanta.

AUR. Oh via, signor Guglielmo, non principiate a burlare, qui non ci sono le belle cose che dite.

LIV. (Sto a veder ch’ella creda, ch’egli intenda parlar di lei). (da sé) Per altro in questa città ci stareste voi volentieri? (a Guglielmo)

GUGL. Sì, signora, ci starei volentieri.

LIV. Sarebbe bene, se voleste rimanere in Palermo, che aveste un impiego.

AUR. Dite, amica, che impiego credereste voi adattato per il Signor Guglielmo?

LlV. Col tempo potrebbe aver qualche cosa di buono; frattanto, per non istare in ozio, per aver una ragione presso il pubblico di trattenersi, potrebbe fare il maestro di scuola.

GUGL. (Oh diamine, che cosa sento!) (da sé)

AUR. Il maestro di scuola!

LIV. Signor Guglielmo, non l’avete voi esercitato in Messina? Il mio paggio è stato alla vostra scuola.

GUGL. Le dirò: è vero, non lo posso negare. A Messina ho dovuto insegnar l’abbicì. Sappiano, signore mie, che partito da Napoli con un bastimento per venire a Palermo, una burrasca mi ha fatto rompere vicino al Faro. Ho perso la roba ed ho salvato la vita. Sono andato a Messina senza denari, malconcio dal mare e dalla fortuna, sconosciuto da tutti, senza sapere come mi far per vivere. Sono stato accolto con carità da un maestro di scuola, ed io, per ricompensa del pane che egli mi dava, lo sollevava dalla fatica maggiore, e per tre mesi continui ho insegnato a leggere e scrivere a ragazzi: professione che non pregiudica in verun conto né alla nascita, né al decoro di un uomo onesto e civile.

AUR. Sentite? Il signor Guglielmo è una persona civile. Ha fatto il maestro per accidente. (a donna Livia)

LIV. Come poi avete fatto a partir di Messina?

GUGL. Coll’aiuto di un mio paesano. Noi altri Veneziani per tutto il mondo ci amiamo come fratelli, e ci aiutiamo, potendo. Mi ha egli assistito, mi sono imbarcato, e son giunto in Palermo.

AUR. Quei due Napolitani amici di mio marito, che vi hanno a lui raccomandato, dove li avete voi conosciuti?

GUGL. Per accidente, nella tartana che qui mi trasportò da Messina. Presero a volermi bene, e mi fecero il maggior regalo del mondo, collocandomi in una casa che mi ha colmato di benefizi.

AUR. Il signor Guglielmo si fa adorare da tutti.

LIV. Sì, è vero; ha maniere veramente gentili.

GUGL. Le prego, non mi facciano arrossire.

 

 

 


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