Carlo Goldoni
L'avventuriere onorato

ATTO PRIMO

SCENA DICIOTTESIMA

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SCENA DICIOTTESIMA

 

Donna Livia, donna Aurora e Guglielmo.

 

GUGL. Mi vogliono cacciar via di legge.

LIV. Orsù, a dispetto di tutto il mondo, voi resterete in Palermo. Se vi contentate, la mia casa è a vostra disposizione.

AUR. Oh perdonatemi, donna Livia, egli è in casa mia; non abbandonerà mio marito. Signor Guglielmo, andiamo; leviamo l’incomodo a donna Livia. (s’alza)

GUGL. Sono a servirla. (Io mi trovo nel più curioso imbarazzo del mondo). (da sé, alzandosi)

LIV. Disponete della mia casa. Ricordatevi che ho della stima di voi; che potete fare la vostra fortuna; e non vi lasciate sedurre.

AUR. Venite o non venite? (a Guglielmo, in atto di partire)

GUGL. Vengo. (Sono imbrogliato davvero). (da sé) All’onore di riverirla. (a donna Livia) (Non so che risolvere... Basta, mi regolerò). (da sé)

AUR. Serva, donna Livia.

LIV. Servitevi della mia carrozza, se vostro marito non ve ne avesse mandata un’altra.

AUR. Andiamo, andiamo. (con dispetto a Guglielmo, e parte)

GUGL. (Si prende spasso. Questo è il solito; il ricco burla il povero). (parte)

 

 

 


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