Carlo Goldoni
L'avventuriere onorato

ATTO SECONDO

SCENA DODICESIMA

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SCENA DODICESIMA

 

Guglielmo con un foglio in mano, e dette.

 

GUGL. Eccomi, signora, colla risposta... (a donna Livia)

LIV. Ecco a chi dovete rispondere. (prende la lettera con disprezzo) Osservate una sposa, che viene in traccia di voi.

GUGL. (Eleonora!) (da sé, con ammirazione)

ELEON. Caro Guglielmo, adorato mio sposo, eccomi a voi, dopo il corso di quattro mesi...

GUGL. Quattro mesi senza nemmeno scrivermi? Siete un’ingrata.

ELEON. Quattro mesi ho consumato appunto nel viaggio. Mi partii all’arrivo della vostra lettera; ed ecco registrato in queste fedi il giorno della mia partenza.

GUGL. (Questo è un colpo grande; ma ci vuole franchezza e disinvoltura). (da sé) Cara Eleonora, siete arrivata in tempo che il cielo ha provveduto per me, e spero avrà provveduto anche per voi. Questa buona signora, piena di carità, degnossi appoggiare a me gli affari domestici della sua casa; mi ha ella beneficato con un assegnamento di trenta ducati al mese; onde con questo, sposati che noi saremo, potremo vivere comodamente.

LIV. Male avete fondate le vostre speranze. Io non tengo in mia casa persone in matrimonio congiunte, e molto meno sposi, amanti, incogniti, fuggitivi. Provvedetevi altrove; voi non fate per me.

GUGL. Come! Ella mi licenzia?

LIV. Sì, vi licenzio.

ELEON. Signora, se per causa mia lo private di tanto bene, pronta sono a partire.

LIV. Non più. Andatevene immediatamente di casa mia. (a Guglielmo)

GUGL. Non so che dire. Vi vuol pazienza. Ma non ho mai creduto però, che ad una persona di garbo, saggia e civile, com’ella è, potesse spiacere un uomo che sa mantenere la fede; un uomo che, per non vedere sagrificato l’onore di una fanciulla, si contenta piuttosto di perdere la sua fortuna, e di passare miseramente i giorni della sua vita. Signora, me n’anderò; penerò fra gli stenti, ma non mi pentirò mai di un’azione onorata; e mi saranno sempre care le mie miserie, rammentando avermele io medesimo procurate, per non mancare alla mia parola, per non abbandonare una giovane, che ha posto a rischio per me la propria vita e la propria riputazione. (parte)

 

 

 


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