Carlo Goldoni
L'avventuriere onorato

ATTO TERZO

SCENA UNDICESIMA

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SCENA UNDICESIMA

 

Eleonora, poi Guglielmo.

 

ELEON. Oimè! Quand’io non lo vedeva, non pareami tanto difficile l’abbandonarlo. Ora colla sua vista mi si accresce il tormento.

GUGL. Che vuol dire? Tanto vi fate desiderare?

ELEON. Eh, signor Guglielmo, non credo poi che mi abbiate tanto desiderata.

GUGL. Sono tre ore che io vi aspetto.

ELEON. Ed io sono tre ore che piango.

GUGL. Che! piangete? Per qual motivo?

ELEON. Piango per causa vostra.

GUGL. Per me? Che v’ho io fatto di male?

ELEON. Non piango per il male che fate a me, piango per quello che io sono in grado di fare a voi.

GUGL. Oh! perché volete piangere per questo? Invece di farmi del male, e piangere, fatemi del bene, e ridiamo.

ELEON. Sì, sì, voi riderete, ed io penerò.

GUGL. Ma che cosa è stato? Vi è qualche novità?

ELEON. Parvi piccola novità il dovervi lasciare?

GUGL. Lasciarmi? Perché?

ELEON. Per non levarvi una gran fortuna.

GUGL. Qual fortuna?

ELEON. Quella di sposar una ricca vedova.

GUGL. Io sposare una ricca vedova?

ELEON. Sì, donna Livia con diecimila scudi d’entrata.

GUGL. Oh, per l’appunto! S’ella non ci pensa nemmeno.

ELEON. Anzi vi desidera; e sarà vostra, se io vi cedo.

GUGL. E voi che cosa dite?

ELEON. Dico che morirò, se così volete.

GUGL. Eh via! Che cos’è questo morire?

ELEON. Crudele! Avreste cuore d’abbandonarmi? Son qui per voi, esule dalla patria, priva della grazia de’ genitori, in grado di dover miseramente perire. Mi lascierete voi in preda alla disperazione?

GUGL. No, non sarà mai vero. Sono un uomo d’onore. Tutto perisca, ma non si dica giammai, che per mia cagione una fanciulla onesta siasi precipitata. Sì, vi sposerò; e mi maraviglio che donna Livia abbia cuore di veder una giovane per sua cagione penare, col pericolo di rovinarla.

ELEON. Ella mi ha offerto seimila scudi.

GUGL. Seimila scudi?

ELEON. E giunse perfino a promettermi ch’ella mi avrebbe ritrovato lo sposo.

GUGL. Lo sposo! Seimila scudi? Voi, che cosa dite?

ELEON. La sua proposizione m’irrita.

GUGL. Seimila scudi non sono pochi.

ELEON. Potrebbe darmeli sposando voi.

GUGL. Vuol essere un po’ difficile.

ELEON. Caro Guglielmo, non mi volete voi bene?

. Sì, ve ne voglio. Ma diecimila scudi d’entrata!

ELEON. Ah sì, l’interesse vi accieca. Voi m’abbandonate, voi mi tradite.

GUGL. No, non vi abbandono, non vi tradisco. Eccomi qui, vi sposo, se volete, anche in questo momento; e vi farò vedere che, per mantenere la mia parola, saprò rinunziare a’ diecimila scudi d’entrata.

ELEON. Ed io avrei cuore di privarvi di un sì gran bene?

GUGL. A questo passo, non so che dire. Quando dico io di sposarvi, faccio il mio debito. Se pare a voi di pregiudicarmi, tocca a voi a ritrovare il rimedio.

ELEON. Sì, vi rimedierò.

GUGL. Come?

ELEON. Mi ucciderò, mi darò la morte.

GUGL. Ecco: queste son pazzie, ragazzate. Quando parlate di morire, sposiamoci, ed è finita.

ELEON. Se poi mi sposaste, avreste sempre a rimproverarmi la dote perduta.

GUGL. Vi dirò: qualche cosa potrebbe darsi che mi scappasse di bocca; meriterò di essere compatito.

ELEON. Dunque sposate pur donna Livia.

GUGL. E voi?

ELEON. Ed a me non pensate.

GUGL. Badate, Eleonora. Con seimila scudi e l’assistenza di donna Livia, non vi mancherebbe un miglior partito.

ELEON. Ah perfido! Vedo che voi mi odiate; vedo che con piacere mi abbandonate.

GUGL. Vi odio? Vi abbandono? Son qui, datemi la mano.

ELEON. Che mano?

GUGL. La mano per isposarvi; e finiamola.

ELEON. E poi?

GUGL. E poi, ci penseranno gli astrologi.

ELEON. E i diecimila scudi d’entrata?

GUGL. Buon viaggio ai diecimila scudi. Noi mangeremo colle rendite del matrimonio.

ELEON. Caro Guglielmo, io vi amo più di quello che voi credete, e non ho cuore di rovinarvi.

GUGL. Se rovinate me, per conseguenza rovinate anche voi.

ELEON. Dunque...

GUGL. Dunque, che cosa?

ELEON. Addio. (in atto di partire)

GUGL. Dove volete andare?

ELEON. Dove il cielo destinerà.

GUGL. Oh, questo poi no. Voglio sapere che intenzione avete.

ELEON. Crudele!

GUGL. Eh via!

ELEON. Sì, siete un barbaro, siete un ingrato.

GUGL. Ma non è vero... Ma se son pronto a sposarvi...

ELEON. Andate a sposare i diecimila scudi d’entrata. (parte)

 

 

 


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