Carlo Goldoni
L'adulatore

ATTO PRIMO

SCENA QUINDICESIMA

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SCENA QUINDICESIMA

 

Donna Elvira e detti.

 

ELV. Serva umilissima.

LUIG. Donna Elvira vi riverisco.

SIG. Servitor ossequiosissimo della signora donna Elvira.

ELV. Serva sua. (Costui non lo posso vedere). (da sé)

LUIG. Accomodatevi.

ELV. Per ubbidirvi. (siedono)

LUIG. Don Sigismondo, sedete.

SIG. Obbligatissimo alle grazie di V. E. (siede vicino a donna Elvira)

LUIG. Donna Elvira, dove avete comprata quella bella stoffa? (osservando il vestito di donna Elvira)

ELV. A Napoli, mia signora.

LUIG. Oh! quanto mi piace questa stoffa.

SIG. (A lei piace l’abito, e a me la persona). (da sé)

LUIG. Quanto l’avete pagata?

ELV. Io credo averla pagata sei ducati il braccio.

LUIG. Come si potrebbe fare a trovarne della compagna?

ELV. Si può scrivere a Napoli. Se comandate, vi servirò.

LUIG. Segretario, osservatelo, vi piace questo drappo?

SIG. Mi piace infinitamente. (osservando donna Elvira nel viso, più che nell’abito)

LUIG. Vi pare che a quel prezzo si possa prendere?

SIG. Non vi è oro, che possa pagare la sua bellezza. (come sopra)

LUIG. Siete voi di buon gusto?

SIG. Così foss’io fortunato, come son di buon gusto.

ELV. (Costui mi fa l’appassionato, ed io l’aborrisco). (da sé)

SIG. Permetta, in grazia, che dia un’altra guardatina a quest’opera. (a donna Elvira, come sopra)

ELV. Mi pare che l’abbiate veduta abbastanza. Signora Governatrice, sono venuta ad incomodarvi per supplicarvi di una grazia.

LUIG. Dove posso, vi servirò. Chi vi ha così bene assettato il capo?

ELV. Il mio cameriere.

LUIG. Di dov’è?

ELV. È francese.

LUIG. Lavora a maraviglia. Mi fareste il piacere di mandarlo da me?

ELV. Sarete servita.

LUIG. Segretario, osservate quel tuppè; può esser fatto meglio?

SIG. È una cosa che incanta.

ELV. (Sono ormai stufa). (da sé, si volta un poco)

SIG. Signora, mi permetta.

ELV. Queste sono osservazioni da donne.

SIG. Eh! signora, quel ch’io vedo, è cosa più per uomo che per donna.

ELV. Come sarebbe a dire?

SIG. M’intendo dire che quel tuppè non è opera di donna, ma di un parrucchiere francese. (A suo tempo la discorreremo meglio). (da sé)

ELV. Signora, la grazia di cui sono a pregarvi, è questa. A Napoli ho data la commissione, perché mi provvedessero un finimento di pizzi all’ultima moda che sarà incirca venti braccia. Fu consegnato l’involto ad un vetturino; i birri lo hanno ritrovato e me l’hanno preso. Supplico la vostra bontà a intercedermi la grazia presso il signor Governatore, di poter riavere i miei pizzi.

LUIG. Sono belli questi pizzi?

ELV. Devono essere de’ più belli. Costano quattro zecchini il braccio.

LUIG. Capperi! quattro zecchini?

ELV. Così mi hanno mandato il conto. Ottanta zecchini, senza il porto.

LUIG. Ottanta zecchini in un fornimento di pizzi?

ELV. Erano ordinati per le mie nozze, e me li hanno spediti ora. Posso sperare di essere favorita?

LUIG. (Se sono belli, se sono alla moda, li voglio per me assolutamente). (da sé) Pensava al modo più facile per riaverli. Segretario, che dite? Li averemo noi facilmente?

SIG. Ci vuol essere qualche difficoltà. Sopra le gabelle il signor Governatore non ha tutta l’autorità, poiché i finanzieri pagano un tanto alla Camera, e i contrabbandi diventano cosa loro.

LUIG. In quanto a questo poi, quando mio marito comanda, lo hanno da ubbidire.

SIG. V. E. dice benissimo. (con una riverenza)

LUIG. Per facilitare dirò che questi pizzi sono miei, che li ho fatti venir io. Sarebbe bella che io non potessi far venire liberamente tutto quello ch’io voglio, senza dipendere dai gabellieri! Che dite, segretario?

SIG. V. E. non può dir meglio. (Ingiustizie a tutt’andare). (da sé)

LUIG. (Non vedo l’ora di veder questi pizzi). (da sé) Attendetemi, donna Elvira, vado subito da mio marito, perché dia l’ordine della restituzione.

ELV. Spiacemi il vostro incomodo. Speriamo che il signor don Sancio farà la grazia?

LUIG. Oh! mio marito fa poi a modo mio.

ELV. Anche negli affari del governo?

LUIG. In tutto. Grazie al cielo, ho un marito che non ha coraggio di dirmi di no. Egli comanda in apparenza, ed io comando in sostanza. (parte)

 

 

 


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