Carlo Goldoni
L'avvocato veneziano

ATTO TERZO

SCENA TERZA

Precedente

Successivo

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

SCENA TERZA

 

Il Dottore col suo Sollecitatore. Florindo, Lelio ed il Sollecitatore di Alberto, e detti.

Vengono ognuno dalla sua parte, e s’inchinano al Giudice

 

NOT. (Si alza e legge la sentenza) L’illustrissimo signore...

DOTT. La supplico. La non istia a incomodarsi a leggere il preambolo: la favorisca di farci sentire l’anima della sentenza.

NOT. Omissis etc. Consideratis, considerandis, etc. Decretò e sentenziò, e decretando e sentenziando tagliò, revocò e dichiarò nulla la donazione fatta dal fu Domino Anselmo Aretusi a favore di Domina Rosaura Balanzoni, annullando la sentenza a legge pronunziata a favore della medesima, in tutto e per tutto a tenore della domanda di interdetto di D. Florindo Aretusi, condannando D. Rosaura perdente nelle spese ecc. ecc. sic. etc. ordinando etc. relassando etc.

FLOR. L’abbiamo vinta. (a Lelio)

LEL. Mi rallegro con voi.

DOTT. Condannarmi poi nelle spese...

GIUD. Se non vi piace, appellatevi. (s’alza, e parte)

DOTT. Obbligatissimo alle sue grazie. Intanto che mi beva questo siroppo. Andiamo pure. Io non ne vosaper altro. (parte col Sollecitatore)

FLOR. Signor notaro, farà grazia di farmi subito cavare la copia della sentenza.

NOT. Sarà servita.

FLOR. Favorisca. (gli vuol dare del denaro)

NOT. Mi maraviglio. (lo ricusa in maniera di volerlo)

FLOR. Eh via! (glielo mette in mano)

NOT. Come comanda. (lo prende, e parte guardandolo)

COM. Illustrissimo, mi rallegro con lei. Sono il comandador, per servirla. (a Florindo)

LETT. Ed io il lettore ai suoi comandi. (a Florindo)

FLOR. Sì, buona gente, v’ho capito. Tenete, bevete l’acquavite per amor mio. ( la mancia a tutti due)

LETT. Obbligatissimo a vossignoria illustrissima.

COM. Viva mille anni vossignoria illustrissima.

FLOR. Andiamo a ritrovare il signor Alberto. (a Lelio)

LEL. Amico, si è meritata una buona paga.

FLOR. Trenta zecchini vi pare saranno abbastanza?

LEL. L’azione eroica che ha fatto, ne merita cento; voi m’intendete senza che io parli.

FLOR. È vero, gli voglio dare ora subito cinquanta zecchini, e poi a suo tempo vedrà chi sono.

LEL. Non mi credeva che un uomo fosse capace di tanta virtù. (parte)

FLOR. Se trovo quell’indegno del Conte, lo votrattar come merita. (parte)

COM. Quanto vi ha dato?

LETT. Un ducato. (lo mostra)

. Ed a me mezzo? Maladetto! A me mezzo ducato, che son quell’uomo che sono, e un ducato a colui, che non sa nemmeno che cosa sia tergo. (parte)

LETT. Grand’asinaccio! Si vuol metter con me! Si vuol mettere con un lettore? Sono stato io, che gli ho fatto guadagnar la causa. Ho una maniera di leggere così bella, che il giudice capisce subito il merito della ragione. (parte)

 

 

 


Precedente

Successivo

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License