Carlo Goldoni
L'adulatore

ATTO PRIMO

SCENA DICIASSETTESIMA

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SCENA DICIASSETTESIMA

 

Donna Luigia e detti.

 

LUIG. La grazia è fatta. Ecco l’ordine per riavere i pizzi.

ELV. In verità sono consolatissima. Quando li avremo?

LUIG. Or ora manderò il maestro di casa con quest’ordine, e li daranno.

ELV. Quanto vi sono obbligata!

LUIG. (Non vedo l’ora di vederli). (da sé)

ELV. Vi sarà alcuna spesa? Supplirò a tutto.

LUIG. Non avete a spendere un soldo.

SIG. Può essere che i gabellieri vogliano il dazio.

LUIG. Che dazio! Quando comando io, è finita.

SIG. V. E. dice benissimo.

ELV. Ma quando li vedremo questi pizzi?

LUIG. Aspettate. Chi è di ? Dove sono costoro? Non vi è nessuno?

SIG. Comanda? La servirò io.

LUIG. Isabella, Colombina, dove diavolo sono? (chiama)

SIG. (Senta. Non vorrei che la signora donna Isabella con Colombina... Basta, parlo col dovuto rispetto). (in disparte, a donna Luigia)

LUIG. (Che fossero col Conte?) (a don Sigismondo)

SIG. (Chi sa? Si potrebbe dare).

LUIG. (Voglio andar a vedere).

SIG. (Eccellenza sì, vada, e se ne assicuri).

LUIG. (Se fosse vero!)

SIG. (Vada subito e con cautela).

LUIG. Donna Elvira, attendetemi, che ora torno.

ELV. Vi servirò, se vi contentate.

LUIG. Trattenetevi. Vado in luogo, dove mi conviene andar sola.

ELV. Signora, mi volete lasciar qui...

LUIG. Don Sigismondo vi terrà compagnia.

ELV. Ma io, signora...

LUIG. Vengo subito, vengo subito. (parte)

 

 

 


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