Carlo Goldoni
La bancarotta, o sia il mercante fallito

ATTO PRIMO

SCENA QUINDICESIMA

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SCENA QUINDICESIMA

 

Camera con tavolino e sedie, calamaio ecc.

 

Aurelia ed il Dottore

 

AUR. Sì, signor Dottore, farò tutto quel che volete. Farò la procura che m'insinuate di fare. So che siete un galantuomo, e mi getto nelle vostre mani; ma, vi prego, fate che tornino a casa presto i miei abiti almeno, se per ora non si possono ricuperar le mie gioje.

DOTT. Benissimo; avrà gli abiti, avrà le gioje, favorisca di sottoscrivere la procura.

AUR. Subito. (si pone a sedere al tavolino)

DOTT. (Non è poco che si persuadafacilmente) (da sé)

AUR. Quando li avrò i danari che mi abbisognano?

DOTT. Subito che si potrà.

AUR. Ho inteso. Se non li ho prima, non sottoscrivo. (s'alza)

DOTT. È necessario ch'ella solleciti a segnar questo foglio per la riputazione del marito e della casa, e per non lasciare incagliare i negozi che si devono continuare.

AUR. Non m'importa né del marito, né della casa, né di altri negozi, quando non abbia quello che mi bisogna per comparire.

DOTT. Si assicuri che li avrà.

AUR. Ma quando?

DOTT. Li avrà domani; le basta?

AUR. Domani?

DOTT. Domani; prometto io che avrà il danaro domani.

AUR. Quando voi me lo promettete... (siede per sottoscrivere)

DOTT. (Converrà far di tutto per contentarla). (da sé)

AUR. Signor Dottore, mi è sovvenuto che ho un impegno per questa sera, e se non ho i miei abiti almeno per questa sera, non sottoscrivo la carta.

DOTT. Ma vede bene...

AUR. Vedo tutto, ma io li voglio per questa sera.

DOTT. Quanto ci vorrà per riscuotere i suoi vestiti?

AUR. Ci vorranno in circa trecento ducati.

DOTT. Cospetto! trecento ducati? Per aver trecento ducati sopra un pegno di abiti, ci vuole di molta roba. Compatisca, io non sono persuaso che vogliavi tutta questa somma.

AUR. Non siete persuaso? Credete ch'io voglia di più del bisogno? Che abbia in altro ad impiegar il danaro fuor che nelle cose oneste, necessarie ed utili per il decoro della famiglia? Mi conoscete poco. Sono una donna discreta; non getto malamente un soldo; non troverete la più economa, la più regolata di me. Ecco la nota de' miei vestiti impegnati. Vedete, se vi dico la verità. ( un foglio al Dottore)

DOTT. Vediamo un poco gli effetti di quest'ammirabile economia. Un'andriene di broccato d'oro. Una simile di broccato d'argento. Un mantò e sottana compagna d'amuere color di rosa, ricamato d'argento. Un altro mantò e sottana con punto di Spagna. Sei gonnellini ricamati d'oro e d'argento. Due tabarri guarniti e due ricamati. Ventiquattro camicie fine con pizzi di Fiandra. Si vede dalla nota di questi pegni la buona economia della signora Aurelia. Per la moglie di un mercante il corredo è discreto. Ecco un capitale di un migliaio di zecchini almeno, che impiegato in negozio potrebbe sostenere una casa, ed eccolo miseramente sagrificato in roba, che adoperata un giorno, perde subito la metà del valore, e in poco tempo diviene antica e non vale la quinta parte del prezzo. A proporzione degli abiti, mi figuro quel che saranno le gioje, ed ecco come gli uomini si rovinano, come i mariti si lasciano mal condurre, come i mercanti per causa delle loro mogli falliscono.

AUR. Poteva il signor Dottore risparmiarsi l'incomodo di una stucchevole moralità, e per non maggiormente infastidire né lui, né me, possiamo lacerar questa carta. (vuole stracciare la procura)

DOTT. No, la si fermi, non tanto caldo. Ho detto così per un modo di dire. Ella è padrona di far del suo quel che vuole. Sottoscriva il foglio, e non ne parliamo più d'avvantaggio.

AUR. Prima di sottoscrivere voglio i danari per la riscossione dei pegni.

DOTT. Non è la sua premura per comparir questa sera?

AUR. Sì, Signore.

DOTT. Bene, per questa sera si può riscuotere uno di questi vestiti, quello che più le aggrada.

AUR. Questo non si può fare. Il pegno si è fatto in una sola volta, e si dee riscuotere tutto insieme.

DOTT. Mi perdoni il mio ardire, che cosa ha ella fatto di trecento ducati in una volta?

AUR. Ho fatto... ho fatto... li ho impiegati per la riputazione della famiglia.

DOTT. Sarebbe mai ciò seguito due mesi sono, allora quando si disse ch'ella aveva perduto al giuoco cento zecchini sulla parola?

AUR. Quando li avessi perduti, era necessario che li pagassi, e non si doveva lasciar esposta la riputazione della casa.

DOTT. Certo il signor Pantalone deve esser obbligato alla moglie, che ha a cuore la sua riputazione! (con ironia)

AUR. Ecco qui, per la stessa ragione mi pongo a rischio, sottoscrivendo un foglio, di perdere la mia dote.

DOTT. Via dunque; faccia l'atto eroico come va fatto; stenda qui la sua firma.

AUR. La stenderò, se vi saranno i trecento ducati.

DOTT. Non gli servono per questa sera? Questa sera si troveranno.

AUR. E non è lo stesso che io aspetti a sottoscrivere questa sera?

DOTT. Non è lo stesso. Senza di questa carta non si può far argine al torrente dei creditori. Se questi s'impossessano dei beni di suo marito, tutto va in confusione, e dote e mobili e vestiti e gioje; a revocare gli atti seguiti vi vorranno dei mesi, ed ella resterà senza il danaro, senza la roba, e senza il modo di vivere e di comparire.

AUR. Quand'è così, sottoscrivo subito.

DOTT. (Ho trovato il modo di spaventarla). (da sé)

AUR. E le mie gioje si riscuoteranno?

DOTT. Si riscuoteranno le gioje. Scriva il suo nome.

AUR. E voglio una mesata di dieci zecchini al mese.

DOTT. Sì, l'avrà. Sottoscriva.

AUR. Ed essere padrona della mia dote.

DOTT. Ci s'intende. Via, si solleciti.

AUR. E che mio marito non abbia a rimproverarmi.

DOTT. (O pazienza, non abbandonarmi!) (da sé) Il signor Pantalone non parlerà.

AUR. E che Leandro non sia padrone di niente, e che io sola comandi, e che sempre possa io dire d'aver rimesso la casa col mio.

DOTT. Tutto vero; si farà come vuole, si dirà quel che vuole. Sottoscriva.

AUR. Io Aurelia... Mi promettete voi tutte queste cose?

DOTT. Sì, signora, prometto io.

AUR. Io Aurelia Bisognosi affermo.

DOTT. Sia ringraziato il cielo.

AUR. E che innanzi sera...

DOTT. Innanzi sera ci vedremo. (prende il foglio) Mi lasci sollecitare quel che più preme. Si fidi di me, ed intanto, a conto di quello ch'ella pretende, riceva quest'utile avvertimento: le donne ambiziose rovinano le famiglie. Un'economa come lei, non le può far che del bene. (parte)

 

 

 


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