Carlo Goldoni
La bancarotta, o sia il mercante fallito

ATTO SECONDO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

Pantalone, poi il Servitore di Clarice.

 

PANT. El gh'ha rason che adesso no son in stato de far bravure, da resto ghe voria far veder quel che son bon de far; e se le cosse mie le se drezza, el vederà chi son. Ma da sta sorte de prepotenti no se pol recever de meggio. Quel che più me fa specie, xe el trattamento de siora Clarice: rider delle mie disgrazie? burlarme sora marcà? E no responderme gnanca alla lettera che gh'ho scritto? Chi sa che no la m'abbia resposo malamente, e no la sia quella lettera che m'ha dito el Dottor? Ma come porla esser in te le so man? no so, non ho più visto Truffaldin; pol esser tutto; ma se la xe cussì, anca sta siora farò che la se penta d'averse burlà de mi.

SERV. Servitor umilissimo, signor Pantalone.

PANT. No seu vu el servitor de siora Clarice?

SERV. Per obbedirla.

PANT. Xe vero che la vostra patrona?...

SERV. La mia padrona lo riverisce e gli manda questo viglietto.

PANT. Lassè veder. (prende il viglietto e lo apre) Sentiamo cossa che la sa dir.

 

Carissimo Amico.

 

Mi consolo di cuore che gl'interessi vostri riprendano miglior aspetto, assicurandovi ch'ero per voi in una agitazione grandissima. Non fate caso di quanto vi scrissi nell'altro mio viglietto, poiché un eccessivo dolor di testa mi aveva tratto fuor di me stessa. Se avrete la compiacenza di venir da me, parleremo dei trenta zecchini, e siate certo che potete disporre di me stessa. Vi prego dunque consolarmi colla vostra presenza, assicurandovi ch'io sono e sarò sempre colla più sincera amicizia

Vostra vera amica

chi voi sapete.

 

(Cossa me andava disendo quel caro sior conte, che la se burla de mi, che no la fa più stima de mi? Se pol scriver con più sincerità, con più amor? Capisso che el conte Silvio parla per invidia, per rabbia, e giusto per farghe despetto vôi andar, vôi seguitar l'amicizia e lo voggio far desperar). Andè dalla vostra patrona, diseghe che la ringrazio, e che sarò a reverirla. (al Servitore)

SERV. Sì, signore, sarà servito. (Non mi dona niente?) (da sé)

PANT. Coss'è? gnente?

SERV. Avrei bisogno di comprare un poco di nastro color di rosa per un certo affare.

PANT. Aspettè. Questo ve serviravelo?

SERV. Questo sarebbe a proposito. Quanto al braccio?

PANT. Servelo per vu?

SERV. Per me, sì, signore.

PANT. Co el serve per vu, tolè la pezza e portevela via.

SERV. Obbligatissimo alle sue grazie. (Se farà così, anche la mia padrona gli tornerà a voler bene e non dirà più male di lui, come diceva questa mattina). (da sé, e parte)

 

 

 


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