Carlo Goldoni
La bancarotta, o sia il mercante fallito

ATTO SECONDO

SCENA NONA

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SCENA NONA

 

Camera in casa di Clarice, con tavolino.

 

Clarice e Brighella

 

CLAR. Venite qui, che parleremo con libertà.

BRIGH. El mio padron ghe fa riverenza, e el ghe manda sta stoffa peruviana per farse un abito.

CLAR. Sono bene obbligata al signor conte. Mettetela qui su questo tavolino.

BRIGH. L'è un drappo all'ultima moda.

CLAR. Certo, è vago, è di buon gusto. Ringraziatelo voi intanto, che poi farò io le mie parti.

BRIGH. La sarà servida.

CLAR. Aspettate, voglio darvi da bere l'acquavite.

BRIGH. No la s'incomodi.

CLAR. Non volete?

BRIGH. Per non refudar le so grazie, riceverò quel che la se degna de darme.

CLAR. Mi dispiace che non ho moneta. Un'altra volta.

BRIGH. Come la comanda. (Avara del diavolo. Ho fatto tanta fadiga a sconderme da sior Leandro che me vegniva drio; se saveva cussì... basta). (da sé) A bon reverirla.

CLAR. Verrà presto il signor conte?

BRIGH. L'ha dito che el vegnirà avanti sera. (Che bel cuor che ha el me padron! Portar via la roba a un povero desgrazià, per farse merito con una donna! E mi ghe la porto? Voggio andar adesso a cavarme sta maledetta livrea). (da sé, indi parte)

 

 

 


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