Carlo Goldoni
La bancarotta, o sia il mercante fallito

ATTO SECONDO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

Clarice, poi Pantalone

 

CLAR. Gran prodigio è questo del signor conte. Non ha mai fatto altrettanto. Ad onta delle sue grandiose parole, l'ho sempre creduto spiantato, ma convien dire ch'ei possa spendere, se ha fatto per me il sagrifizio di parecchi zecchini. Ciò mi fa sperare qualche cosa di più... Ma penso poi fra me stessa, che il vivere di regali e di protezioni è una cosa di troppo pericolo e di molto poco decoro. Pazienza! Ho gettato il tempo a imparare la musica, e la voce mi ha tradito. Sono stata allevata con morbidezza, e ora non so ridurmi... Oh, converrà che ci pensi e che mi procuri un marito, o che mi determini ad un mestiere che possa darmi da vivere con un poco più di riputazione.

PANT. Con grazia. Se pol vegnir?

CLAR. Venga, venga, signor Pantalone.

PANT. Cossa feu, fia mia? Steu ben?

CLAR. Benissimo, per servirla. Ed ella, signore, come si porta?

PANT. Mi stago da re. Pochi bezzi, ma sanità e bon tempo no me ne manca.

CLAR. Chi ha spirito, non si lascia abbattere dalle disgrazie.

PANT. Parlemo de cosse aliegre. Son vegnù a disnar con vu; me voleu?

CLAR. Mi farà piacere. Ma sa che io son sola; se si contenta di quel poco che c'è.

PANT. Me contento de tutto. Me basta la compagnia de siora Clarice. M'ho tolto la libertà de portarve un per de pernise. Tolè, fia, che le farè cusinar.

CLAR. Bene obbligata al signor Pantalone. Le mangeremo in compagnia, se si contenta.

PANT. No so se poderò restar. Se no vegnirò mi, le magnerè vu, una stamattina e una sta sera. Le metto qua su sto taolin. (pone le pernici sul tavolino e vede la stoffa) Cossa xe sta roba? qualche spesa da novo?

CLAR. Sì, signore, mi faccio un abito.

PANT. Se pol veder?

CLAR. Guardate, e ditemi se è di buon gusto.

PANT. Oh bella! sto drappo el xe vegnù fora dalla mia bottega.

CLAR. Ho piacere che la spesa sia stata fatta da voi.

PANT. Anca sì che indivino chi v'ha portà sto regalo?

CLAR. Lo credete un regalo?

PANT. Mi sì, certo; e una donna sincera come vu, no me lo negherà.

CLAR. È vero, non lo posso negaremeglio confessarlo per metterlo al punto di far altrettanto). (da sé)

PANT. Sto regalo ve l'ha fatto sior conte Silvio.

CLAR. Verissimo. Si credeva ch'ei non potesse spendere, ma ha fatto vedere che ne ha, e che è un galantuomo.

PANT. Anzi in sta occasion el fa veder che el xe un miserabile e un poco de bon. Sta roba el l'ha cavada de man a mio fio con inganno, con prepotenza. Nol l'ha pagada e nol gh'ha intenzion de pagarla. E vu, se quella donna d'onor che ve vantè de esser, no l'avè da recever.

CLAR. Ma egli me l'ha mandata per il suo servitore, ed io l'ho ricevuta; come avrei a fare presentemente?

PANT. Mandeghela indrio; ma gnanca: el xe capace de venderla, e mi averave perso el mio capital. Fe cussì demela a mi, fideve de mi. Diseghe che l'ho vista, che l'ho cognossua...

CLAR. Ed io, poverina, ho da perdere miseramente un vestito? (con afflizione)

PANT. Aveu paura che mi no sia capace de farvene uno compagno?

CLAR. Questo mi piace tanto!

PANT. Aspettè. Gh'aveu el vostro servitor in casa?

CLAR. Ci deve essere.

PANT. Deme della carta e el calamar, e lassè far a mi, che sarè contenta.

CLAR. Eccovi il calamaio e la carta.

PANT. Scrivo do righe, e spero che sarè consolada. (si pone a scrivere)

CLAR. (Veramente, se il signor Pantalone ritorna com'era prima, mi giova più la di lui amicizia; è più splendido, è più generoso, e poi, presso la gente del mondo, un vecchio meno di osservazione). (da sé)

PANT. Ho fenio. Sentì quel che scrivo a mio fio.

 

Carissimo figlio.

Mi è riuscito ricuperare la peruviana, carpita dal signor Conte, e la rimando a bottega. In compagnia del datore della presente, mandatemi per un garzone le quattro pezze di ganzo, perché ho un'occasione di esitarne a pronti contanti.

 

CLAR. Perché avete detto a pronti contanti?

PANT. Digo cussì con mio fio, perché no voggio che el sappia i fatti mii. Chiamè el servitor. Demoghe sto drappo, e che el porta i ganzi d'oro e d'arzento, che ve sceglierè quelle che più ve piase.

CLAR. Ho da rimandar questo? e se non manda le pezze di ganzo, ho da restar senza?

PANT. Fideve de mi, non abbiè paura.

CLAR. Lo farò per compiacervi; (ma lo faccio mal volentieri). (da sé)

PANT. Tanto più me impegnè a far per vu tutto quello che poderò far.

CLAR. Vado subito a consegnar al servitore il drappo e la lettera. (Arrischio dieci per aver trenta; non mi par cattivo negozio). (da sé, indi parte portando seco la stoffa e il viglietto)

 

 

 


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