Carlo Goldoni
La bancarotta, o sia il mercante fallito

ATTO TERZO

SCENA SEDICESIMA

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SCENA SEDICESIMA

 

Il Dottore, Vittoria, Smeraldina ed i suddetti.

 

DOTT. Ecco qui mia figliuola.

PANT. Cara niora, lassè che ve abrazza...

VITT. Signore, questo titolo non l'ho ancor meritato.

PANT. Mo perché?

VITT. Perché ancora non sono moglie di vostro figlio.

PANT. Cossa fastu che no ti la sposi? Via, Leandro, avanti che me slontana da ti, dame sta consolazion.

LEAN. Se il signor Dottore si contenta...

DOTT. Una volta si deve fare: fatelo ora, se ciò v'aggrada.

LEAN. Che ne dite, Vittoria?

VITT. Per me son pronta.

LEAN. Ecco la mano.

VITT. Eccovi colla mia la mia fede.

PANT. Son contento, vago via contento. Tiò, fio mio, un baso, e a vu, niora, un abrazzamento de cuor. Voggieghe ben a mio fio, che el lo merita. No vardè che el sia nato da un cattivo pare, perché quanto mi son stà cattivo, altrettanto Leandro xe bon; el xe bon, de bon fondo, de bon cuor, e per questo el cielo lo agiuta; e mi, che meritava de esser fulminà, per i so meriti son ancora in piè, e prego el cielo che me daga tanto de vita da scontar i desordeni della mia mala condotta, e dei cattivi esempi che fin adesso gh'ho .

VITT. Signore, le vostre parole fanno conoscere che siete alfin ragionevole, e insegnate assai più col vostro pentimento, di quello che abbiate fatto colla vostra vita passata; poiché l'errore è comune agli uomini, e il ravvedersi è privilegio di pochi.

PANT. Mo che parlar! Mo che pensar da putta de garbo! Cossa diseu, muggier? Ah? no i xe miga discorsi de scuffie e de merli de Fiandra.

AUR. Non mi mortificate d'avvantaggio. Ammiro la virtù della signora Vittoria, e s'ella mi permette, l'abbraccierò come figlia.

VITT. Ed io con figliale rispetto vi bacio umilmente la mano.

SMER. Signori, già che Truffaldino è partito, e non spero di vederlo più, voglio sgravarmi di un peso che ho sullo stomaco. Egli mi ha portato in più volte il valore di circa duecento ducati, ma tutto è nella mia cassa, a vostra disposizione.

PANT. Vedeu l'effetto della chiave falsa? (a Leandro)

DOTT. Così eh, si tien mano? (a Smeraldina)

VITT. Povera ragazza! che fossero cose sue di Truffaldino; le dava ad intendere che le portava del suo.

SMER. Così è, in coscienza mia.

LEAN. Vedo che la signora Vittoria ha compassione di Smeraldina; se le capitasse occasione di maritarsi, le si potrebbe donare quanto ella dice avere del nostro.

SMER. Oh, che siate mille volte benedetto! Con queste buone massime il cielo non vi abbandonerà.

BRIGH. Se Smeraldina volesse, el partido no saria lontan. Se cognossemo che è qualche tempo.

SMER. Sì, caro Brighella, se mi volete, non dico di no.

VITT. Via, Smeraldina, fa ancor tu quello che ha fatto la tua padrona.

SMER. Brighella, dammi la mano.

BRIGH. Son qua: tiò la man, e andemo a far la revista della dota.

DOTT. Ma in casa nostra Smeraldina non ci sta più.

VITT. Vedi, Smeraldina, il bel concetto che ti sei fatta? Per l'avvenire vivi con maggior cautela, dove puoi temere di qualche frode: che se questa volta ti è andata bene, non ti riuscirà sempre con egual felicità.

SMER. Oh signora, non vi è pericolo che prenda mai più cosa alcuna da chi si sia.

PANT. Saldi ai propositi, che no i rompemo. Ghe n'ho fatto anca mi, e pur troppo, con mio dolor e con mia vergogna, appena fatti ho mancà. Questo vien dal modo de farli, o dalla causa che li fa far. Co se dise vôi far del ben, in tempo che no se pol far del mal, se fa presto a tornar a far mal, co no se xe più in necessità de far ben. Un marcante che ha falio per poco giudizio, fina che el xe in desgrazia, el pensa a remetterse; co l'è remesso, el cerca la strada de tornar a falir. Cossa vuol dir sto desordene? Vuol dir che i omeni no cognosse el ben, se no quando che i se trova in miseria; e che per umiliar i superbi xe necessario che la providenza del ciel li avvilissa, li confonda, e che succeda, a chi no gh'ha cervello, quel che me xe successo anca a mi.

 

Fine della Commedia.

 


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