Carlo Goldoni
Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno

ATTO SECONDO

SCENA UNDICESIMA

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SCENA UNDICESIMA

 

Notte.

Sala con tavolino e lumi.

 

Bertoldo, e poi Menghina

 

BER.

Tal vita non mi piace;

Così durar non puole;

Non si può andar a letto quand'un vuole.

Il re lo vuol sapere,

Il re ci vuol vedere,

Tutto si deve far con sua licenza,

Anche quando vogliam... con riverenza.

MENG.

(Ecco il suocero mio.

Con questo buon vecchietto

Vuò divertirmi un poco). (smorza il lume)

BER.

Diavol, come s'è spento

Codesto lume? Sarà stato il vento.

MENG.

Eh, ehm.

BER.

Chi è ?

MENG.

Son io.

BER.

(Una donna?)

MENG.

(La voce altererò).

BER.

Che volete voi qui?

MENG.

Ve lo dirò:

Son di voi innamorata.

BER.

Di me? (Col pel canuto?)

MENG.

Appena v'ho veduto,

Mi ho sentito nel cor dare un martello;

Voi siete agli occhi miei vezzoso e bello.

BER.

(Certamente costei mi prende in fallo).

È scuro, e non vi vedo:

Fate almen che vi senta.

MENG.

Eccomi qua da voi tutta contenta.

BER.

Ma perché senza lume?

MENG.

È questo il mio costume.

Caro mio, vi assicuro,

Tutte le cose mie le faccio al scuro.

BER.

Ma chi siete?

MENG.

Son una che vi adora.

BER.

E venite a quest'ora?

(Mi sento venir caldo;

Non posso star più saldo).

MENG.

(Questa volta l'astuto

Certamente è caduto).

BER.

E mi volete bene?

MENG.

Ardo per voi.

BER.

(Fosse mai qualche vecchia? Eh non lo curo;

Bella o brutta che sia, siamo all'oscuro).

MENG.

Datemi almen la mano.

BER.

Eccola; dite piano,

Che nessun non ci senta.

 

 

 


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