Carlo Goldoni
Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno

ATTO SECONDO

SCENA SEDICESIMA

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SCENA SEDICESIMA

 

La Regina, poi il Re

 

REG.

Volesse il ciel, che l'idol mio placato

Potessi riveder; ma, oh Dei! sen viene,

E sdegnato mi sembra; io sento il core

Fra la speme agitato e fra il timore.

RE

Sposa, bell'idol mio.

REG.

Voce soave,

Che mi torna nel sen l'alma smarrita.

Dunque, caro, mi amate?

Dunque voi vi scordate

De' miei trasporti e de' furori miei?

RE

Non facendo così, non v'amerei.

Basta che voi mi amiate,

Che fido mi crediate, e son contento.

Ed io tutto in piacer cangio il tormento.

REG.

Siete dell'amor mio certo e sicuro;

Io pur trovarvi spero

Sempre fido e sincero;

E se talor pavento,

Nasce dal troppo amore il mio spavento.

RE

Orsù via, non si parli

Che di gioia e di pace.

REG.

Sì sì, così mi piace:

Goder giorni tranquilli a voi unita;

Voi siete l'idol mio.

RE

Voi la mia vita.

 

Cara, sei tu il mio bene,

L'idolo del mio cor.

REG.

Caro, fra dolci pene

Ardo per te d'amor.

RE

Sposa, te sola adoro.

REG.

Per te languisco e moro.

RE

Oh Dio? che bel contento!

REG.

Che bel piacer che sento!

a due

Che fortunato amor!

RE

Sempre sarò fedele,

Mai non t'ingannerò.

REG.

Di gelosia crudele

Il duol non proverò.

a due

Sperarlo se mi lice,

Sarò felice ognor. (partono)

 

 

 


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