Carlo Goldoni
La birba

PARTE SECONDA

SCENA ULTIMA   Orazio, Cecchina e detta ritirata

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SCENA ULTIMA

 

Orazio, Cecchina e detta ritirata.

 

ORAZ.

Cara Cecchina mia, giacché la sorte

Ci fa trovare assieme,

Stiamoci in buona pace.

CECC.

Signor fratello mio, quel che vi piace.

Di venire con voi non mi ritiro,

E vi starò lieta e contenta ognora,

Purché assieme con voi non sia Lindora.

LIND.

(Sentì che petulante!)

ORAZ.

Eh non temete,

Alla moglie scacciata io più non penso:

Vadi pur a cantar le canzonette.

LIND.

(Che razze maledette!)

ORAZ.

Ce la farem tra noi, cara sorella.

LIND.

(Adess'adesso ghe la vôi far bella).

ORAZ.

Orsù, montiamo in banco:

Voi col cantar il popolo attraete;

Ed io, come sapete,

Venderò quel vital contraveleno

Ch'io già composi di farina gialla,

Miele, vitriolo e galla,

Ch'è quel composto che si vende a macca

Dai ciarlatani, in nome di teriaca.

CECC.

Quanto rider io voglio!

ORAZ.

Andiamo al banco;

Se capitasse un qualche fazzoletto

Che fosse buono assai,

Mettetelo in saccoccia,

E a chi ve lo cercasse poi, direte

Ch'egli si è perso, ed altro non sapete.

Su via, signora Olimpia, a sti signori

Diamo divertimento.

Oggi non parlo di medicamento.

 

 

CECC.

Che bella vita è quella dei birbanti:

Si gode il mondo a spalle dei baggiani.

Si mangia e beve senza aver contanti,

Ed oggi non si pensa per dimani. (canta)

 

 

ORAZ.

Adess'adesso canteremo il resto.

Signori, in questo giorno

D'interesse non parlo.

Questo è l'arcano mio: chi vuol comprarlo?

Costa un ducato al vaso,

Ma viva lor signori,

Più resister non posso;

Vi do per dieci soldi il vaso grosso.

A che serve? A che vale?

Eccovi la ricetta:

Vivifica, purifica,

Fa buona pelle, scalda, scaccia e sana

Ferite, maccature,

Botte, percosse, calci di cavallo.

È buon per tutti i mali,

E con celerità guarisce i calli.

Quelli che son vicin, lunghin la mano;

Chi è da lontan, mi getti il fazzoletto.

Signori, io vi prometto

Che sarete contenti.

Oltre l'altre virtudi, io cavo i denti

A suon di campanello,

Meglio che non faceva il Padoanello.

LIND.

Siori, no ghe credè, che 'l xe un furbazzo;

Credeme a mi, son vostro patrioto,

Mi son a tutti noto,

Gh'ò posto in Piazza, e gh'ò bottega vecchia,

E denti meggio de Scarnecchia.

Da tutti i forestieri

Ch'el mio valor contrasta,

Me defendo col nome, e tanto basta.

 

 

 

El mio balsamo è perfetto,

El fa sempre bon effetto:

Torototò, tirititì,

Purrichinella che dise de sì.

 

 

ORAZ.

E chi è quel temerario

Che ardisce tanto?

LIND.

Tasi, che debotto

Sbianchisso i petoloni.

CECC.

Che arrogante!

Sfidatelo a pigliar qualche veleno.

ORAZ.

Briccone, ad un mio pari

Si parla in tal maniera?

Ho il privilegio del gran Can de' Tartari,

E il mio saper profondo

Già mi rese famoso a tutto il mondo.

LIND.

Di' pur quel che ti vuol, mi te cognosso.

Siori, saveu chi l'è? L'è un tal Orazio,

Che xe vegnuo da Roma

Dopo aver consumada ogni sostanza,

Dopo aver maltrattada so muggier.

Con culìa, che è Cecchina so sorella,

Va caminando el mondo,

E facendo el mistier del vagabondo.

CECC.

(Oimè, siamo scoperti!)

ORAZ.

È un mendace costui, nessun gli creda.

LIND.

Acciò che tutti veda

Che quel che digo xe la verità,

Mi son Lindora; mi son to muggier.

ORAZ.

CECC.

}a due

Oh oh, che sento mai!

LIND.

Mi son quella, furbazzo,

Che t'ha vendù quei abiti

Co ti finzevi d'esser un pitocco,

E quella scagazzera...

CECC.

A me questo? Guidona,

Aspettami che vengo.

LIND.

Vien pur, che za t'aspetto.

Te vôi maccar el muso.

ORAZ.

Presto, presto, fermate.

CECC.

Eccomi.

LIND.

Vien avanti.

ORAZ.

Vi fate svergognar dagli ascoltanti.

 

 

LIND.

Questo qua xe mio mario.

CECC.

Egli è ancora fratel mio.

ORAZ.

Tutte due ragione avete.

Che volete?

LIND.

Che ti vegni a star con mi.

CECC.

Che tu resti voglio qui.

ORAZ.

LIND.

CECC.

}a tre

La volete

La volemio

La vogliamo

} mai finir?

ORAZ.

Meglio è dunque, donne care,

Che torniamo in compagnia.

LIND.

CECC.

}a due

Con culìa no voggio

Con colei non voglio

} star.

ORAZ.

Dunque addio.

Lasciatemi andar.

LIND.

Oe fermève.

CECC.

Non partite.

LIND.

CECC.

}a due

Senza vu non voggio

Senza voi non voglio

} star.

ORAZ.

O aggiustatela fra voi,

O vi lascio tutte due.

LIND.

Mi vôi esser la patrona.

CECC.

Ancor io vuò comandar.

ORAZ.

Faremo così,

Un giorno per una.

Vi basta?

LIND.

CECC.

}a due

Sì, sì.

 

ORAZ.

Cara consorte...

LIND.

Marito bello...

CECC.

Dolce fratello...

LIND.

CECC.

}a due

Mi sento tornare

La pace nel sen.

 

ORAZ.

Andiamo.

CECC.

Vi sieguo.

LIND.

Son vostra muggier.

 

TUTTI

 

Così il mondo camminando,

Diremo cantando

Che la Birba è un bel mestier.

 

 


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