Carlo Goldoni
La bottega del caffè

ATTO SECONDO

Scena Ventesima. Eugenio, Don Marzio, Leandro, e Lisaura negli stanzini della biscaccia, aprono le tre finestre che sono sopra le tre botteghe, ove sta preparato il pranzo, e si fanno vedere dalle medesime. Ridolfo in istrada, poi Trappola.

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Scena Ventesima. Eugenio, Don Marzio, Leandro, e Lisaura negli stanzini della biscaccia, aprono le tre finestre che sono sopra le tre botteghe, ove sta preparato il pranzo, e si fanno vedere dalle medesime. Ridolfo in istrada, poi Trappola.

 

EUGENIO (alla finestra) Oh che bell'aria! Oh che bel sole! Oggi non è niente freddo.

DON MARZIO (ad altra finestra) Pare propriamente di primavera.

LEANDRO (ad altra finestra) Qui almeno si gode la gente, che passa.

LISAURA (vicino a Leandro) Dopo pranzo vedremo le maschere.

EUGENIO A tavola, a tavola. (siedono, restando Eugenio e Leandro vicini alla finestra)

TRAPPOLA (a Ridolfo) Signor padrone, che cos'è questo strepito?

RIDOLFO Quel pazzo del signor Eugenio col signor Don Marzio, ed il Conte colla ballerina, che pranzano qui sopra nei camerini di messer Pandolfo.

TRAPPOLA (vien fuori e guarda in alto) Oh bella! (verso le finestre) Buon pro a lor signori.

EUGENIO (dalla finestra) Trappola, evviva.

TRAPPOLA Hanno bisogno d'aiuto?

EUGENIO Vuoi venire a dar da bere?

TRAPPOLA Darò da bere, se mi daranno da mangiare.

EUGENIO Vieni, vieni che mangerai.

TRAPPOLA (a Ridolfo) Signor padrone, con licenza. (va per entrare nella bisca, ed un cameriere lo trattiene)

CAMERIERE (a Trappola) Dove andate?

TRAPPOLA A dar da bere ai miei padroni.

CAMERIERE Non hanno bisogno di voi; ci siamo noi altri.

TRAPPOLA Mi è stato detto una volta, che oste in latino vuol dir nemico. Osti veramente nemici del pover uomo!

EUGENIO Trappola, vieni su.

TRAPPOLA Vengo. (al Cameriere) A tuo dispetto. (entra)

CAMERIERE Badate ai piatti, che non si attacchi su i nostri avanzi. (entra in locanda)

RIDOLFO Io non so come si possa dare al mondo gente di così poco giudizio! Il signor Eugenio vuole andare in rovina, si vuol precipitare per forza. A me, che ho fatto tanto per lui, che vede con che cuore, con che amore lo tratto, corrisponde così? Mi burla, mi fa degli scherzi? Basta: quel che ho fatto l'ho fatto per bene, e del bene non mi pentirò mai.

EUGENIO (forte) Signor don Marzio, evviva questa signora! (bevendo)

TUTTI Evviva! evviva!

 


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