Carlo Goldoni
La bottega del caffè

ATTO SECONDO

Scena Ventitreesima. Placida sulla porta della locanda e detti

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Scena Ventitreesima. Placida sulla porta della locanda e detti

 

PLACIDA Oh cielo! Dalla finestra mi parve sentire la voce di mio marito; se fosse qui, sarei giunta bene in tempo a svergognarlo. (esce il cameriere dalla biscaccia) Quel giovine, ditemi in grazia, chi vi è lassù in quei camerini? (al cameriere, che viene dalla biscaccia)

CAMERIERE Tre galantuomini. Uno il signor Eugenio, l'altro il signor Don Marzio napolitano, ed il terzo il signor conte Leandro Ardenti.

PLACIDA (da sé) (Fra questi non vi è Flaminio, quando non si fosse cangiato nome.)

LEANDRO E viva la bella fortuna del signor Eugenio!

TUTTI (bevendo) Evviva!

PLACIDA (Questo è il mio marito senz'altro.) (al cameriere) Caro galantuomo, fatemi un piacere, conducetemi su da questi signori, che voglio loro fare una burla.

CAMERIERE Sarà servita. (Solita carica dei camerieri.) (l'introduce per la solita bottega del gioco)

RIDOLFO (a Vittoria) Animo, prenda coraggio, non sarà niente.

VITTORIA (rinviene) Io mi sento morire. (dalle finestre dei camerini si vedono alzarsi tutti da tavola in confusione per la sorpresa di Leandro vedendo Placida, e perché mostra di volerla uccidere)

EUGENIO No, fermatevi!

DON MARZIO Non fate!

PLACIDA Aiuto, Aiuto! (fugge via per la scala, Leandro vuol seguirla colla spada, Eugenio lo trattiene)

TRAPPOLA (con un tondino di roba in un tovagliuolo salta da una finestra, e fugge in bottega del caffè)

PLACIDA (esce dalla bisca correndo, e fugge nella locanda)

EUGENIO (con arme alla mano in difesa di Placida, contro Leandro, che la insegue)

DON MARZIO (esce pian piano dalla biscaccia, e fugge via dicendo) Rumores fuge.

I CAMERIERI (dalla bisca passano nella locanda, e serrano la porta)

VITTORIA (resta in bottega assistita da Ridolfo)

LEANDRO (colla spada alla mano contro Eugenio) Liberate il passo. Voglio entrare in quella locanda.

EUGENIO No, non sarà mai vero. Siete un barbaro contro la vostra moglie, ed io la difenderò sino all'ultimo sangue.

LEANDRO Giuro al cielo, ve ne pentirete. (incalza Eugenio colla spada)

EUGENIO Non ho paura di voi. (incalza Leandro, e l'obbliga a rinculare tanto, che trovando la casa della ballerina aperta, entra in quella e si salva)

 


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