Carlo Goldoni
Il buon compatriotto

ATTO TERZO

SCENA QUINDICESIMA   Camera d'Isabella.   Isabella, poi Servitore

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SCENA QUINDICESIMA

 

Camera d'Isabella.

 

Isabella, poi Servitore

 

ISAB. Grand'inquietudine ho nell'animo mio! Veggio a quai pericoli vado incontro, alimentando per Ridolfo la mia passione. Mio padre si lusinga ancora ch'io condiscenda a sposar Leandro, e se viene a rilevare il contrario, m'aspetto di provare il suo sdegno. Leandro per dirla, non merita di essere sprezzato, ma la poca inclinazione che ho in lui scoperta per me, mi anima a non curarlo; e l'amore che ho per Ridolfo, e la parola datagli, mi consigliano a sostenere ad ogni costo il mio primo impegno. Non so che dire: sia di me quel che destina la sorte. Tutt'i mali hanno fine, ed avran fine un giorno i miei spasimi, i miei batticuori.

SERV. Xe qua un'altra volta quella siora Costanza de sta mattina.

ISAB. A che torna ella ad infastidirmi? Venga; sentiamo un po' ciò che vuole. (Servitore via) Se viene nuovamente a insultarmi sul proposito di Ridolfo, la farò partire mal soddisfatta.

 

 

 


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