Carlo Goldoni
Amor contadino

ATTO PRIMO

SCENA UNDICESIMA   Ghitta, poi Erminia

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SCENA UNDICESIMA

 

Ghitta, poi Erminia

 

GHI.

Poverino! delira. A me dia pure

Questo fior rovinato,

Questo cor strapazzato.

M'impegno, quando ancor fosse così,

Farlo bello tornar com'era un .

Chi è questa che ora viene?

Contadina non par, benché vestita

In villereccio arnese.

Ella certo non è del mio paese.

 

ERM.

Pastorelle, felici voi siete,

Che godete - la pace del cor.

Fra quest'ombre di gioia ripiene,

Le catene - son dolci d'amor.

 

GHI.

(Canta e parla da sé, come una pazza). (da sé)

ERM.

Addio, bella ragazza.

GHI.

Vi saluto.

Che volete da noi?

ERM.

Domando aiuto.

GHI.

Oh, mio padre, sorella,

Femmine a lavorar non prende mai;

E in casa egli ha de' mangiapani assai.

ERM.

Né perciò mi esibisco,

adattare saprei mano inesperta

A rustici lavori. Io sol vi chiedo

Per la notte vicina asilo e tetto.

GHI.

Oh, a chi non conosciam, non diam ricetto.

ERM.

Chi son io vi dirò.

GHI.

Bene; aspettate.

Se c'è in casa mio padre

O alcun della famiglia,

Subito a voi lo mando.

(Io ci scommetterei ch'è un contrabbando). (parte)

 

 

 


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