Carlo Goldoni
L'adulatore

ATTO SECONDO

SCENA UNDICESIMA

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SCENA UNDICESIMA

 

Donna Luigia e detti.

 

LUIG. Chiamate quanto volete, nessuno risponderà.

SANC. Perché?

LUIG. La casa è tutta in rumore, tutti i servitori sono in disperazione. Don Sigismondo li ha licenziati, ed essi congiurano contro di lui, e lo vogliono morto.

SANC. Bricconi! Li farò tutti impiccare. Non vi è nemmeno il paggio?

LUIG. Il paggio, tutto intimorito, è corso nella mia camera e non vuole uscire.

SANC. Don Sigismondo dov’è?

LUIG. È fuori di casa.

SANC. E il Conte?

LUIG. Il Conte, il Conte, quel caro signor Conte.

SANC. Che vi è di nuovo?

LUIG. Dubito ch’ei faccia all’amore con Isabella.

SANC. Sì, egli me l’ha chiesta in isposa.

LUIG. È troppo giovane, non è ancor da marito.

SANC. Oh bella! Ha diciottanni, e non è da marito?

LUIG. Come diciottanni?

SANC. Signora sì. Quanti anni sono, che siete mia moglie?

LUIG. Compatitemi, donna Aspasia, non ho fatto il mio debito, perché aveva la testa stordita da quei poveri servitori, non per mancanza di stima.

ASP. So quanto sia grande la vostra bontà.

LUIG. Credetemi che vi voglio bene.

ASP. Compatite se sono venuta ad incomodarvi. Don Sancio ha voluto così.

LUIG. Avete fatto benissimo, anzi vi prego di venir più spesso. Mio marito va poco fuori di casa; ho piacere che abbia un poco di compagnia.

SANC. Mia moglie è poi caritatevole.

ASP. Fino che ci vengo io, sapete chi sono, ma guardatevi da certe amiche...

LUIG. Come sarebbe a dire?

ASP. Non fo per dir male; ma quella donna Elvira... Basta, m’intendete.

LUIG. Vi è qualche cosa di nuovo?

ASP. Tutta la città mormora. Suo marito fa contrabbandi a tutt’andare, e dicesi che voi li proteggete. (Bisogna ch’io faccia per don Sigismondo, s’egli ha da fare per me). (da sé)

SANC. Signor sì, e voi mi siete venuta a tentare per il rilascio de’ pizzi.

LUIG. Io non credeva che lo facesse per professione.

SANC. Don Filiberto avrà finito di far contrabbandi.

ASP. Perché?

SANC. Il perché lo so io.

LUIG. Amica, che bello spillone avete in capo!

ASP. È una bagattella che costa poco.

LUIG. È tanto ben legato, che fa una figura prodigiosa. Lasciatemelo un poco .

ASP. Volentieri. Eccolo.

SANC. Il vostro, che non vi piace, che non avete mai voluto portare, è meglio mille volte di questo. (a donna Luigia)

LUIG. Eh, non sapete quel che vi dite. Questo è magnifico; muoio di volontà di averne uno compagno.

ASP. Se comandate, siete padrona.

LUIG. Quanto vi costa?

ASP. Che importa ciò? Tenetelo.

LUIG. No, no, quanto vi costa? Così, per curiosità.

ASP. Solamente tre zecchini.

LUIG. Datele tre zecchini. (se lo pone in capo, parlando a don Sancio)

ASP. Non voglio assolutamente.

SANC. Ora l’aggiusterò io. (parte)

LUIG. E quell’andriè, chi ve l’ha fatto?

ASP. Il sarto romano.

LUIG. Che bel colore! Che bella guarnizione! Quanto mi piace! Ne voglio uno ancor io.

 

 

 


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