Carlo Goldoni
La burla retrocessa nel contraccambio

ATTO TERZO

SCENA TERZA   Pandolfo, Costanza, Roberto, Leandro, Servitori. I Servitori sparecchiano la tavola a poco a poco; mettono le posate in una cesta, la biancheria in un'altra, e tutto chiudono nell'armadio.

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SCENA TERZA

 

Pandolfo, Costanza, Roberto, Leandro, Servitori. I Servitori sparecchiano la tavola a poco a poco; mettono le posate in una cesta, la biancheria in un'altra, e tutto chiudono nell'armadio.

 

PAND. Io anderei a casa assai volentieri; ma son curioso di sapere cosa sia di queste genti, che non si vedono.

ROB. È ancora presto, signore. Frattanto che torna il signor Agapito, il signor Leandro, che è un giovane di talento, ci farà sentire qualche cosa di buono, qualche cosa del suo.

LEAN. Oh, io non ho niente che sia degno di esser sentito.

ROB. Eh sappiamo chi siete, conosciamo il vostro genio poetico, e so che il signor Pandolfo è di buon gusto, e so che gli farete piacere.

PAND. Sì certo, mi piace la poesia. Ammirerò volentieri la sua virtù.

LEAN. In verità, signori...

ROB. (Andate, andate, divertitelo, che ho bisogno di dir qualche cosa). (piano a Leandro, accennando a Costanza)

LEAN. (Lo farò per compiacere l'amico). (piano a Roberto)

ROB. Sediamo, che staremo meglio. , signor Leandro, vicino al signor Pandolfo. (Siedono, Pandolfo nella prima sedia, Leandro nella seconda, Costanza nella terza, Roberto nella quarta. Intanto i Servitori seguono sempre a sparecchiare)

LEAN. Vi dirò alcune ottave. (a Pandolfo, tirando fuori una carta)

PAND. Le sentirò con piacere.

LEAN. L'argomento è una figlia rispettosa, che parla al suo amoroso genitore.

PAND. L'argomento è bellissimo. Costanza, ascoltate, che è a proposito ancora per voi.

COST. Sono qui attentissima.

ROB. (Vorrei potervi dir due parole). (piano a Costanza)

COST. (Anch'io ho delle cose da dirvi). (piano a Roberto)

LEAN. Ottave.

«Padre, a voi deggio de' miei giorni il dono;

Deh un sì bel don di conservar vi piaccia.

Da un novello martir trafitta or sono,

E da uno strale che il mio fin minaccia.

Pietà, buon genitor, pietà, perdono.

Il rispetto, il dover, non vuol ch'io taccia.

La vita che mi deste è mio tormento,

Se un'altra vita ricusarmi io sento».

PAND. (Ascolta sbadigliando, e si vede che il sonno lo prende)

COST. Bravo. (forte a Leandro)

ROB. Bravissimo. (forte a Leandro)

PAND. Sì, bravo. (scuotendosi dal sonno) Non ho bene capito il senso degli ultimi versi.

LEAN. La figlia dice che sarebbe per lei un tormento la vita che le ha dato il padre, s'egli non le volesse dar la seconda vita; e potete capire di che si tratta.

PAND. Sì, va bene, ma non mi pare che sia un componimento a proposito per far sentire ad una figliuola.

LEAN. Scusatemi; non vi è niente di male. Sentite quest'altra ottava.

PAND. Non vi è bisogno che voi ascoltiate. (a Costanza)

COST. Oh io non ho niente di curiosità.

ROB. Nemmeno io. (Costanza si accosta colla sedia a Roberto; Roberto si allontana, ed ella si accosta ancora, e tutti due restano lontani da Pandolfo e Leandro, e parlano piano fra di loro con maggior libertà)

LEAN.

«Voi de' segreti di natura istrutto,

Voi saprete il mio mal, più che non dico,

Voi per lo stesso cal da amor condutto,

Nel primier tempo di dolcezza amico».

PAND. (Si va difendendo dal sonno, ma poi si addormenta)

LEAN.

«Un cenno vostro in mio favor può tutto,

Può il fervente bear desio pudico.

Deh se il cuor vostro è alla ragion conforme...

(si volta a Costanza e a Roberto)

Parlate in libertà, che il vecchio dorme».

COST. Bravissimo.

LEAN. Zitto.

ROB. Approfittiamo di questi momenti. Voi dunque mi assicurate dell'amor vostro?

COST. Voi ne potete esser certo, quando le intenzioni vostre siano convenienti al mio grado.

ROB. Non ardirei di amarvi, se non avessi in animo di procurarmi i mezzi per ottenervi.

COST. Parlatene dunque a mio padre.

ROB. Io non ardisco farlo da me medesimo, ma troverò persona che gli parlerà quanto prima.

COST. Ed io non mancherò di far a mio padre l'arringa patetica contenuta nei graziosi versi del signor Leandro.

LEAN. Ho io ritrovato delle ottave a proposito.

ROB. Siete l'uomo il più amabile della terra. (a Leandro)

COST. Vi abbiamo dell'obbligazione, signor Leandro.

LEAN. Siete due innamorativirtuosi, che si può far ciò senz'alcun ribrezzo.

ROB. La mia cara Costanza è adorabile.

 

 

 


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