Carlo Goldoni
La buona figliuola maritata

ATTO SECONDO

SCENA SESTA   La Marchesa Lucinda, poi Sandrina

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SCENA SESTA

 

La Marchesa Lucinda, poi Sandrina

 

LUC.

Ah sì, pur troppo il veggo,

Per gelosia soverchiamente irata,

Sono dal mio livor precipitata.

SAN.

Una nuova, signora: or mi fu detto

Che il padre di Marianna, o sia Cecchina,

A questo marchesato si avvicina.

LUC.

Non vorrei che recasse

Nuovi spaventi al cor di mio germano,

E scacciata colei sperassi invano.

SAN.

Certo per voi sarebbe

Un danno, una vergogna.

Dunque pensar bisogna,

Pria che giunga il Tedesco

E che nascan dell'altre novità,

Far che vada costei lontan di qua.

LUC.

Ah, le macchine i' vedo

Cader sopra di me! M'odia il germano,

M'abborrisce il consorte, ognun mi chiama

Barbara, disumana,

E la rovina mia non è lontana.

SAN.

Una donna di spirto

Non si deve avvilirfacilmente.

Fate che immantinente

Vada lungi di qua la prosontuosa:

Il tempo poi aggiusterà ogni cosa.

LUC.

Quel che mi più pena,

È l'ira dello sposo. Ei mi ha perduto

E l'amore e la stima,

E il core e il letto separar m'intima.

SAN.

Eh, di ciò non temete.

Gli uomini, lo sapete,

Mostrano qualche volta del rigore,

Ma se provato amore

Hanno per la consorte, vi vuol poco

A far che torni a riscaldarsi il foco.

 

Sono i mariti

Qual gli ammalati:

D'ogni sostanza

Sono svogliati.

Ma poi guariti,

Sono affamati,

E la piatanza

Soglion bramar.

Quando sdegnosi

Sono gli sposi,

Le tenerezze

Sanno sprezzar.

Ma dello sdegno

Sciolto l'impegno,

Senza carezze

Non sanno star. (parte)

 

 

 


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