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Giuseppe Parini
Odi

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20 - In morte del maestro Sacchini

 

Te con le rose ancora

Della felice gioventù nel volto

Vidi e conobbi, ahi tolto

Sì presto a noi da la fatal tua ora

O di suoni divini

Pur dianzi egregio trovator Sacchini!

 

Maschia beltà fiorìa

Nell'alte membra; dai vivaci lumi

Splendido di costumi

E di soavi affetti indizio uscìa:

Il labbro era potente

Dell'animo lusinga e de la mente.

 

All'armonico ingegno

Quante volte fe' plauso; e vinta poi

Da gli altri pregi tuoi

Male al tenero cor pose ritegno

Damigella immatura,

O matrona di sé troppo secura!

 

Ma perfido o fastoso

Te giammai non chiamò tardi pentita:

Né d'improvviso uscita

Madre sgridòfuribondo sposo,

Te ingenuo, e del procace

Rito de' tuoi non facile seguace.

 

Amò de' bei concenti

Empier la tromba sua poscia la Fama;

Tal che d'emula brama

Arser per te le più lodate genti

Che Italia chiuda, o l'Alpe

Da noi rimova, o pur l'Erculea Calpe.

 

E spesso a breve oblìo

La da lui declinante in novo impero

Il Britanno severo

America lasciò: tanto il rapìo,

Non avveduto ai tristi

Casi, l'arguzia onde i tuoi modi ordisti.

 

O, se la tua dal mare

Arte poi venne a popol più faceto,

Nel teatro inquieto

Tacquer le ardenti musicali gare;

E in te sol uno immoti

Stetter dei cori e de l'orecchio i voti:

 

Poi che da' tuoi pensieri

Mirabile di suoni ordin si schiuse,

Che per l'aria diffuse

Non peranco al mortal noti piaceri,

O se tu amasti vanto

Dare a i mobili plettri, o pure al canto.

 

Fra la scenica luce

Ben più superbi strascinaron gli ostri

I prezïosi mostri,

Che l'Italo crudele ancor produce;

E le avare sirene

Gravi a l'alme speràro impor catene;

 

Quando su le sonore

Labbra di lor tuo nobil estro scese;

E novi accenti apprese

Delle regali vergini al dolore,

O ne' tragici affanni

Turbò di modulate ire i tiranni.

 

Ma tu, del non virile

Gregge sprezzando i folli orgogli e l'oro,

Innalzasti il decoro

Della bell'arte tua, spirto gentile,

Di liberi diletti

Sol avido bear gli umani petti.

 

Né, se talor converse

La non cieca Fortuna a te il suo viso;

E con lieto sorriso

Fulgido di tesoro il lembo aperse,

Indivisi a gli amici

I doni a te di lei parver felici.

 

Ahi sperava a le belle

Sue spiagge Italia rivederti alfine;

Coronandoti il crine

Le già cresciute a lei fresche donzelle,

Use di te le lodi

Ascoltar da le madri e i dolci modi!

 

Ed ecco l'atra mano

Alzò colei, cui nessun pregio move;

E te, cercante nuove

Grazie lungo il sonoro ebano in vano,

Percosse; e di famose

Lagrime oggetto in su la Senna pose.

 

gioconde pupille

Di cara donna, né d'amici affetto,

Che tante a te nel petto

Valean di senso ad eccitar faville,

Più desteranno arguto

Suono dal cener tuo per sempre muto.

 

 




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