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Salvatore Cammarano
La battaglia di Legnano

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  • ATTO TERZO - L'INFAMIA
    • Scena seconda. Arrigo, e detti
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Scena seconda. Arrigo, e detti

 

Arrigo
(sull'alto della scala)
Campioni della morte, un altro labbro
A proferir s'accinge
Il magnanimo voto, un altro core
A mantenerlo è presto,
Pugnando al nuovo di contro al rapace
Fulvo Signor, che avanza
Pe' campi di Legnano.

Cavaliere
Arrigo! ... E vuoi? ...

Arrigo
Con voi morire, o trionfar con voi.

Cavaliere
Lombardo, e prode egli è!

Arrigo
Son per valore l'ultimo forse,
Ma per santo amore della patria
comun primier m'estimo.
O secondo a nessuno.

Cavaliere
Sia, qual ei chiese, del bel numer'uno.
(Al più anziano fra essi, che pone Arrigo in ginocchio a piè d'una tomba, e lo fregia della propria ciarpa: allora tutti i cavalieri incrocicchiano i brandi sul capo di Arrigo, quindi lo sollevano e gli porgono l'amplesso fraterno: da ultimo denudata anch'egli la Spada, si pronunzia ad una voce il seguente)giuramento)
Giuriam d'Italia por fine ai danni,
Cacciando oltr'Alpe i suoi tiranni.
Pria che ritrarci, pria ch'esser vinti,
Cader fra l'armi giuriamo estinti.
Se alcun fra noi, codardo in guerra,
Mostrarsi al voto potrà rubello,
Al mancatore nieghi la terra
Vivo un asilo, spento un avello:
Siccome gli uomini Dio l'abbandoni,
Quando l'estremo suo verrà:
Il vil suo nome infamia suoni
Ad ogni gente, ad ogni età.
(Partono)




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