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Contesto storico
Vigilanza continua della Santa
Sede
Nel seguire con
occhio vigile, come richiede il nostro pastorale ufficio, l'opera benefica dei
nostri confratelli nell'episcopato e di tutto il popolo fedele, ci è
stato sommamente gradito l'intendere i frutti che ha già raccolti e i
progressi che va tuttora facendo quella provvida impresa da oltre un biennio
iniziata, quasi una santa crociata, contro gli abusi degli spettacoli
cinematografici, affidata in modo particolare alla "Legione della
decenza".
Questo ottimo
esperimento ci porge ora la desiderata opportunità di manifestare, con
maggiore ampiezza, il nostro pensiero sopra un argomento che riguarda da vicino
la vita morale e religiosa di tutto il popolo cristiano. Anzitutto esprimiamo
la nostra riconoscenza alla gerarchia degli Stati Uniti e ai fedeli suoi
cooperatori per le importanti opere già compiute dalla "Legione
della decenza" sotto la sua direzione e guida. Ed è la
riconoscenza nostra tanto più viva, quanto più profonda era
l'angoscia che sentivamo al riscontrare ogni giorno i tristi progressi - magni
passus extra viam -dell'arte e dell'industria cinematografica nella
rappresentazione del peccato e del vizio.
Ogni qualvolta
si è presentata l'occasione noi abbiamo ritenuto dovere del nostro
altissimo ufficio di richiamare su ciò la sollecita attenzione non
soltanto dell'episcopato e del clero, ma di tutte le persone rette e sollecite
del pubblico bene.
Già
nell'enciclica Divini illius Magistri, abbiamo lamentato che "questi
potentissimi mezzi di divulgazione (come il cinema), che possono riuscire, se
ben governati da sani principi, di grande utilità all'istruzione ed
educazione, vengono purtroppo spesso subordinati all'incentivo delle male
passioni ed all'avidità del guadagno". E nell'agosto 1934,
rivolgendoci ad una rappresentanza della Federazione Internazionale della
Stampa Cinematografica, dopo avere rilevato la grandissima importanza che
questo genere di spettacoli ha raggiunto ai nostri giorni e la influenza
larghissima che esercita sia nel promuovere il bene, sia nell'insinuare il
male, ricordavamo, infine, che bisogna pur applicare al cinema, perché
non attenti continuamente alla morale cristiana, o semplicemente umana, secondo
la legge naturale, "la concezione che deve reggere e regolare il grande
dono dell'arte. Ora, l'arte ha quale compito suo essenziale, e come la sua
stessa ragione d'essere, quella di essere perfettiva dell'entità morale
che è l'uomo, e perciò deve essere essa stessa morale".
E concludevamo, fra la manifesta approvazione di quelle elette persone - ancora
ci è caro ricordarlo - col raccomandare la necessità di rendere
il cinema "morale, moralizzatore, educatore".
Ed anche
recentemente, nell'aprile cioè del corrente anno, ricevendo in gradita
udienza un gruppo di delegati del Congresso Internazionale della Stampa
Cinematografica, tenutosi in Roma, prospettavamo di nuovo la gravità del
problema: caldamente esortavamo tutte le persone di buona volontà a nome
della religione non solo, ma anche a nome del vero benessere morale e civile
dei popoli, perché si adoperassero con ogni mezzo che fosse in loro
potere, quale appunto la stampa, affinché il cinema possa diventare
davvero un coefficiente prezioso di istruzione e di educazione, e non già
di distruzione e di rovina per le anime.
Sennonché,
l'argomento è di tanta gravità per se stesso, e per le condizioni
presenti della società, che crediamo necessario ritornarvi sopra;
né solo con raccomandazioni particolari come nelle occasioni precedenti,
ma con riguardo universale, al bisogno cioè non delle sole vostre
diocesi, Venerabili Fratelli, ma di tutto l'orbe cattolico.
E necessario,
infatti, e urgente il provvedere che, anche in questa parte, i progressi
dell'arte, della scienza e della stessa perfezione tecnica e industria umana,
come sono veri doni di Dio, così alla gloria di Dio e alla salvezza
delle anime siano ordinati, e servano praticamente all'estensione del regno di
Dio in terra, affinché tutti, come ci fa pregare la santa Chiesa, profittiamo
di essi in modo da non perdere i beni eterni: Sic transeamus per bona
temporalia ut non amittamus aeterna (orazione della terza domenica dopo
Pentecoste).
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