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Giacomo Ferretti
Matilde di Shabran

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  • ATTO PRIMO
    • Scena prima. Spunta il sole. Villani e villanelle con canestre di frutta ed erbaggi, ch'entrano pian piano condotti da Egoldo, indi Ginardo dalla scala con un gran mazzo di chiavi in mano
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Scena prima. Spunta il sole. Villani e villanelle con canestre di frutta ed erbaggi, ch'entrano pian piano condotti da Egoldo, indi Ginardo dalla scala con un gran mazzo di chiavi in mano

 

CORO
Zitti; nessun qui v'è:
Possiam muovere il piè
Con libertà.
Gli erbaggi qui posiam,
Guardiam, giriam, vediam
Di qua, di .

EGOLDO
Questo è il castello - Inaccessibile
Dove comanda - Quell'uom terribile,
Pazzo, pazzissimo, - Stravagantissimo,
Che mai dai sudditi - Veder si fa,
Che sempre armato - Sempre accigliato
Con brusca faccia - Tutti minaccia
E mai non seppe - Cosa è pietà.

EGOLDO e CORO
Oh! Che ridicolo! - Ah, ah, ah, ah,
È un bel palazzo! - Che ve ne par?
Già che siam soli - Vogliam guardare:
Minutamente - Tutto osservare.
Che bel!e cose! - Che rarità!

GINARDO
Chi va ?

EGOLDO e CORO
(aggruppandosi spaventati)
Misericordia!

GINARDO
Chi vi guida a queste mura?
Qui passeggia la paura
Qui periglio è il respirar.

(scende)
Se all'intorno voi leggete
Quella scritta sepolcrale,
Su la testa sentirete
Brontolarvi il temporale.

Dove regna Corradino
È il sepolcro ognor vicino,
Meditate quel linguaggio
Cominciate a palpitar.

EGOLDO e CORO
Siamo gente di villaggio
Non sappiamo compitar.

GINARDO
(conduce i villani e legge)
«A chi entra non chiamato
Sarà il cranio fracassato»

EGOLDO e CORO
Bagattelle!

GINARDO
Non è niente.
V'è di peggio.

EGOLDO e CORO
Eh!.. Peggio ancor?

GINARDO
(leggendo come sopra)
«Chi turbar osa la quiete
Qui morrà di fame e sete

EGOLDO e CORO
Sete! e fame...

GINARDO
Non è niente.
V'è di peggio.

EGOLDO e CORO
Eh!.. Peggio ancor?

GINARDO
Il feroce Corradino,
Odia il sesso feminino

EGOLDO e CORO
Veh! che bestia!

GINARDO
Belle o brutte,
Se son donne le odia tutte.

EGOLDO e CORO
Tutte! Tutte?

GINARDO
signor.
È un leone, un orco, un diavolo,
Ha di ferro in petto il cor.

EGOLDO
Questi frutti e questi erbaggi,
Consueti nostri omaggi...

Esce un servo che distribuisce delle monete ai villani e reca al palazzo i canestri. S'ode una campana.

EGOLDO e CORO
Ah! che freddo batti cuore!
Che paura, che tremore!
Che cosa è questa campana,
Che don, don facendo va?

GINARDO
Chi ha prudenza si allontana,
Ché il padrone scenderà.

Se viene il Cerbero - Fioccano i guai
I cuor più intrepidi - Farà gelar.
E della grandine - Peggiore assai
Le teste in aria - Sa far saltar.

CORO
Pianin pianissimo - Andiamo via
Con il proposito - Di non tornar.
Adesso aiutami, - Gambetta mia.
Or s'ha da correr, - S'ha da volar.

I villani e le villanelle in fretta partono con Egoldo.

GINARDO
Vanno via come il vento. Eh! la paura
Ai podagrosi ancor mette le penne.
Ehi! Udolfo... Udolfo...
(Viene Udolfo, cui consegna il mazzo di chiavi ritenendone sola una.)
Visita ed osserva
I nostri prigionieri.
Costui che venne ieri
Di Don Raimondo Lopez
Unico figlio, io stesso
Adesso osserverò. Brusche parole,
Rumor di chiavistelli, brutte faccie,
Frasi orrende, minaccie:
Ma, ciò ch'è il concludente:
Fa' peraltro che lor non manchi niente.

Udolfo s'inchina e torna nel palazzo; Ginardo entra nella torre.




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