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Giacomo Ferretti
Matilde di Shabran

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  • ATTO PRIMO
    • Scena seconda. Si ascolta un preludio di ghitarra spagnuola ad uso degli improvisatori; indi si ascolta di lontano Isidoro e poi si vede dal bosco avvanzarsi, cantando, nel castello
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Scena seconda. Si ascolta un preludio di ghitarra spagnuola ad uso degli improvisatori; indi si ascolta di lontano Isidoro e poi si vede dal bosco avvanzarsi, cantando, nel castello

 

ISIDORO
«Intanto Erminia fra le ombrose piante
D'antica selva dal cavallo è scorta
Né già più regge il fren la man tremante
E mezza quasi par...» Cosa m'importa?

Ho una fame, una sete ed un freddo
Che fra poco una mummia divento.
Sto in divorzio coll'oro e l'argento
Ed il rame veder non si fa.

Biondo Apollo, bellissimo nume,
Perché mai son sì barbari i fati;
Che i poeti son tutti spiantati,
E non trovan pagnotte o pietà?

La miseria del volto patetico
Si capisce da un quarto di miglio.
Hanno sempre al comando poetico
Il singhiozzo, il sospir, lo sbadiglio,

E una fame... che fame eloquente!
Ed in tasca non hanno poi niente...
Ma peraltro alla fine del canto
Grandi evviva!.. gran plausi!.. Ed intanto
Manco un soldo! Già questo si sa.

Ma questo castellano
Sarà di larga mano;
Don Isidoro, allegro,
Preparati a scialar.




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