ALIPRANDO
Deh! V'arrestate.
Empio vanto è un cor feroce.
Sospendete il colpo atroce:
Vi sorrida in sen pietà.
Bella è l'ira in mezzo al campo
Degli acciari al vivo lampo;
Ma infierir contro un imbelle
Questa è troppa crudeltà.
CORRADINO
(da sé)
A ragion di sdegno avvampo
Tenta invan trovargli scampo,
Meditò quell'empio imbelle
Qualche nera iniquità.
GINARDO
(da sé)
Ah! Non so se trova scampo;
Viene il tuono appresso al lampo.
Sventurato quell'imbelle,
Qui sua vittima cadrà.
ISIDORO
(da sé)
È un portento se la scampo;
Ho veduto in aria il lampo.
Va a finir che la mia pelle
Crivellata resta qua.
CORRADINO
(tirando a sé Aliprando e forzandolo ad osservare Isidoro)
Dottor, guarda che ceffo.
È un assassino o spia.
ISIDORO
Ah! Di fisonomia
Qui meglio è non parlar.
CORRADINO
Cioè?
GINARDO
Cioè?
CORRADINO e GINARDO
Rispondi.
ISIDORO
Conciosiacosaché
Fra voi, fra lui, fra me
Cera di galantuomini
Qui non si può trovar.
CORRADINO
Ribaldo! Incatenatelo.
Un armigero reca una catena e la pone ad Isidoro.
ISIDORO
Perdono.
CORRADINO
Non ascolto.
In carcere gittatelo.
ALIPRANDO
Pietà.
CORRADINO
Pietà non v'è.
Di te no, non mi fido
Tu piangi, io me la rido,
Chi sa qual nera insidia
Veniva a macchinar!
Con quella faccia squallida,
Mi fece il cor gelar.
ISIDORO
Credea dal mare infido
Lieto saltar sul lido;
Ma un improvviso vortice
Già mi rimbalza in mar.
ALIPRANDO
(ad Isidoro)
Voi compassion mi fate,
No, no; non dubitate,
Ruggir, sfogar lasciamolo;
Io vi saprò salvar.
GINARDO
Andiam, marciam, che fate?
Il passo accelerate.
In un profondo carcere
Venite a villeggiar.
(brusco)
Presto in carcere.
ISIDORO
(questionando con Ginardo, che lo afferra)
Vengo... vengo... vengo,
E perché tanta fretta?
Dopo che son venuto per staffetta
Per satollar le mie gloriose brame,
(Vale a dire la fame!)
Se in ferri a sbadigliare andar degg'io
Ci voglio andare col comodo mio.
CORRADINO
(voltandosi improvvisamente, feroce)
Presto: che si fa qui? Non son
tranquillo,
Se nol vedo in prigione.
ISIDORO
Altezza serenissima, ha ragione.
(parte con due armigeri e Ginardo)
ALIPRANDO
Prence, Matilde, giovanetta figlia
Dell'illustre Shabran, morto in battaglia,
E a voi raccomandata
Sul letto della gloria
Da quel figlio immortal della vittoria,
Vi domanda l'onore
Di venir nel castello.
CORRADINO
Venga. Il padre
Era un forte campion. Splendido alloggio
Tu le prepara, o mio dottor; ma tremi
Di presentarsi a me senza un mio cenno.
Udisti?
ALIPRANDO
Udii. (Sta' pure allegro, o matto.)
(esce dal castello)
GINARDO
(tornando)
Prence, di Don Raimondo
Il figlio prigionier, quando sull'alba
Come imponeste voi, lo visitai
Immerso in largo pianto lo trovai;
Forse quel cor si cangia.
CORRADINO
A me lo guida.
Ginardo apre la torre e vi entra.
Alfin questo superbo,
Che osò per via di contrastarmi il passo,
Cadde ne' lacci miei: quel folle orgoglio
Pentito al piede io rimirar qui voglio.