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Giacomo Ferretti
Matilde di Shabran

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  • ATTO PRIMO
    • Scena quindicesima ed ultima. S'ode il suono d'una marcia guerresca, e nel momento che Edoardo si aggira smanioso per la scena, escono gli armigeri in armi marciando in silenzio e si schierano in fondo guidati da Rodrigo, indi cantano
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Scena quindicesima ed ultima. S'ode il suono d'una marcia guerresca, e nel momento che Edoardo si aggira smanioso per la scena, escono gli armigeri in armi marciando in silenzio e si schierano in fondo guidati da Rodrigo, indi cantano

 

EDOARDO
Smarrito, dubbioso, - Al suono di guerra,
Sospiro e non oso - Richieder perché.
M'agghiaccia, m'attera - Un freddo sospetto;
Mi palpita il petto - Vacilla il mio piè.

CORO e RODRIGO

Marciamo, marciamo - Gli scudi battiamo.
Si vada, si corra - Si voli a pugnar.
Nel cuor de' superbi - S'immerga la spada.
Si corra, si vada - Nel campo a trionfar.

EDOARDO
Smarrito, dubbioso, - Al suono di guerra,
Sospiro e non oso - Richieder perché.
M'agghiaccia, m'atterra - Un freddo sospetto;
Mi palpita il petto - Vacilla il mio piè.

RODRIGO
Marciamo, marciamo - Gli scudi battiamo.
Si vada, si corra - Si voli a pugnar.
Nel cuor de' superbi - S'immerga la spada.
Si corra, si vada - Nel campo a trionfar.

EDOARDO
Ma dite...

CORO
Si corra.

EDOARDO
Parlate.

CORO
Marciamo.

EDOARDO
Sentite.

CORO
Battiamo.

EDOARDO
Andate.

CORO
A pugnar.

Dal castello escono Corradino seguito da Matilde, un paggio che reca le armi di Corradino, indi subito Ginardo ed Aliprando armati, in mezzo a cui Isidoro vestito con vecchia armatura, lunga spada al lato, bandiera in mano, chitarra dietro le spalle, ed al fianco rotolo di carte e gran calamaio con penne; poi la Cantessa.

GINARDO
Altezza, guardate...

ALIPRANDO
Venir lo lasciate.

GINARDO e ALIPRANDO
Poeta di corte - Ei fatto s'è già.

ISIDORO
Il vostro Isidoro - Nel rischio crudele
Con gamba fedele - Seguir vi potrà?
Per scriver la storia, - Le fughe, le rotte,
Le piaghe, le botte - Contando verrà.

CONTESSA
(con ismania a Corradino)
Ah! Prence! Che pena! - Col pianto sul ciglio!..
Di Marte il periglio - Gelare mi fa.

CORRADINO
(prima alla Contessa, indi ad Isidoro, poi alla Contessa e a Matilde, indi scorgendo Edoardo)
Tu cessa... tu vieni - Che noia!.. mia vita!
Oh gioia infinita - Tuo padre cadrà.

EDOARDO
Mio padre! Deh lascia - Ch'io voli al suo fianco.
M'opprime l'ambascia - Mi sento mancar.

MATILDE
(con interesse innocente)
Quel pianto deh mira
...

CORRADINO
(con trasporto geloso)
Infida, tu l'ami?

MATILDE
(come sopra)
Il padre sospira.

CORRADINO
(come sopra)
Mi fai sospettar.

CONTESSA
(Geloso sospira! - Mi vuo' vendicar.)

MATILDE, CONTESSA, CORRADINO, EDOARDO, ISIDORO, GINARDO, ALIPRANDO e RODRIGO

Oh come mai quest'anima/quell'anima
Sfavilla in un momento!
Tutta in tempesta l'agita,
L'idea d'un tradimento,
Di vena in vena sentesi/sentomi
Che si dirama un fuoco,
E tutto a poco a poco
Mi sembra in fiamme andar.

Matilde pone l'elmo, lo scudo e la spada a Corradino e gli la lancia.

MATILDE
Vanne, pugna: trionfante ritorna;
Ma ricordati d'essere umano;
T'armo io stessa di propria mia mano,
E se vuoi volo al campo con te.

CORRADINO
(a Matilde)
Tu qui resta, disponi, comanda.
(come sopra, sotto voce)
(Guai per te se tradirmi pensasti.
Sai chi sono, ci pensa e ti basti.)
(ad Edoardo)
Alla torre riporta il tuo piè.

CONTESSA
(Egli l'ama. Vendetta m'accende.)

MATILDE
(Gelosia lo divora, e ne tremo.)

EDOARDO
(Forse è il padre dei giorni all'estremo!)

CONTESSA, MATILDE, EDOARDO e CORRADINO
(Gelo, avvampo: non sono più in me.)

TUTTI fuori d'ISIDORO
Come allor, che dall'erte pendici
Gorgogliando vien l'onda giù a basso,
Mal s'oppone a quell'impeto un sasso,
Che travolto, aggirato in un vortice
Rotolando precipita giù.

Alla piena di affanni, di smanie,
Il cervello smarrito s'aggira,
Salta, sviene, s'infuria, delira,
Calma cerca; ma calma non trova;
No, la pace per lui non è più.

CORRADINO, GINARDO, ALIPRANDO, CORO e RODRIGO
Che si tarda? Si voli al cimento:
Il mio/suo sdegno più freno non ha
Trabalzato qual polvere al vento
L'inimico a' suoi/miei piedi cadrà.

CONTESSA, MATILDE ed EDOARDO
Lento, lento un secreto tormento,
L'alma in seno straziando mi va,
Trabalzata qual polvere al vento
La mia testa più posa non ha.

ISIDORO
(animando i soldati e facendoli porre in ordine di marcia per andare alla battaglia)
Dritti, lesti, da bravi, coraggio;
Che fra i sassi si arriva alla gloria.
Come canta il cantore di maggio,
Cantar voglio la vostra vittoria,
Patatim, patatam, patatum!

A menare ciascuno sia pronto,
Sia la mano pesante e sdegnosa,
Delle gambe tenete gran conto,
E il morire sia l'ultima cosa;
Perché i morti non campano più.

Che si tarda? Si voli al cimento,
La mia febre calmarsi non sa.
(piano da sé)
(Ma nel caso fo a correr col vento:
La mia gamba l'eguale non ha.)

 




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