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Giacomo Ferretti
Matilde di Shabran

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  • ATTO SECONDO
    • Scena tredicesima. Corradino seduto presso un tavolino, la Contessa, Ginardo, Aliprando, indi Isidoro
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Scena tredicesima. Corradino seduto presso un tavolino, la Contessa, Ginardo, Aliprando, indi Isidoro

 

CORRADINO
(Pietà mi parli invano.
Vendicato sarò. Donna infedele!.
Né alcun ritorna ancor?)

CONTESSA
(Del mio trionfo
Il momento è vicino.)

CORRADINO
Di Matilde
Nessun nuova mi porta?
Ah! Matilde crudel!

ISIDORO
(entrando)
Matilde è morta.

ALIPRANDO
(Barbaro!)

GINARDO
(Dispietato! e tu...)

ISIDORO
(Silete,
Vel siletote vos: nel caso mio
Avreste fatto peggio.)

CORRADINO
Quell'infida
Che disse?

ISIDORO
Vi dirò. (Mi raccomando,
Spiritose invenzioni, e tu Rettorica,
Deh! non mi abbandonar.) Giunti del monte
Sul culmine scosceso e dirupato,
Io, col tuono d'un tragico arrabbiato,
Esclamai: mori, o banderuola errante.
E col piè tracotante
Io stesso la tremenda
Spintarella fatal le detti: ed essa
Capitombolò giù. L'acqua spezzata
Mi schizzò in faccia. Per tre volte a galla
Venne, e tre volte,.. oh vista!
Dir volea, stralunando
Le luci immerse nell'eterna eclisse:
Corradino birba... ma non lo disse.

ALIPRANDO
Sventurata!

CORRADINO
Ne godo.

ISIDORO
(Se la beve.)

CONTESSA
Dottor: la tua protetta
Si fece poco onor. Già si sognava
Il talamo, il comando;
Ma il velo si squarciò; ma finalmente
Matilde apparve rea.




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