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Giuseppe Palomba
La gazzetta

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  • ATTO PRIMO
    • Scena seconda. Don Pomponio in abito ricco e caricato, due lacchè che lo sieguono, detti come sopra
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Scena seconda. Don Pomponio in abito ricco e caricato, due lacchè che lo sieguono, detti come sopra

 

Pomponio
Co’ ‘sta grazia e ‘sta portata,
co’ ‘sto cuorpo curto e tunno,
te stordesco miezo munno,
te guarnescona cità.
(al lacchè) Tommasì? mo che passeo
vi’ si penno da qua’ lato,
vi’ si il passo è misurato,
vi’ si marcio a la fransè.
(passeggia sulla musica)
Un eroe comme songh’io
nella storia non nce sta.
E mo ch’esce la gazzetta,
a cercareme Lisetta
oh! che folla ha da veni’.
E io a tutte dico sì.
Dico buono, Tommasì?

(Il servo accenna di no.)

Venarrà ‘no franzesotto:
dona a muà madamosella.
Pigliatella.
Mo va buono, Tommasì?

(Servo come sopra.)

Venarrà ‘no spagnolicco:
chiero a ostè la nigna bella
Pigliatella.
Mo te piace, Tommasì?
Venarrà ‘no Calavrese:
la vuoghio io la quatranella.
Pigliatella.
E’n Calabria la faccio i’.
Aje che dirne, Tommasì?
Porzì no? e sa’ che nc’è?
Fussacciso, Tommasì.
Il concorso s’è già apierto,
correranno a centinara
franchi, russi, inglesi, ispani,
italiani, otramontani,
e, a tenor di questo invito
chi ‘na mano, chi ‘no dito,
chi ‘na recchia ne vorrà;
ed allor, per dover mio
a quaccuno l’ho da da’;
ca n’eroe comme songh’io
nella storia non ce sta.
Tommasì, mme figuro
ca, ‘nsenti’ la gazzetta,
ha da parlare assaje
l’Europa de me. Vi’ ca la mia
nobiltà mo è arrivata
a se’ grada de neve, e quanno faccio
‘sto matrimonio, se farrà ‘no jaccio.

Madama La Rose
Ah, ah, ah, ah! Mirabile! grazioso,
sentite tutti, il fatto è curioso.
(chiamando altri)

Pomponio
(Ghe’, sentimmo, e mettimmoncencampana,
mo ammirarranno li talenti miei;
vi’ ca chisti soguste singolare.)

Madama La Rose
(ad Alberto)
Leggete.

Alberto
(legge)
«Avviso al pubblico

Pomponio
(Mo’ me ne vavongroglia.)
(accostandosi più)

Alberto
«E’ arrivato in questa magnifica capitale un forestiere, e...»

Pomponio
(Che songo io, oh che sfizio soprumano!)

Traversen
Va’, dev’essere qualche ciarlatano.

Pomponio
(scostandosi un poco)
(Brutto principio.)

Traversen
Apresso.

Alberto
«Di nazione italiano, di professione ex negoziante, molto ricco, di estesi talenti, di carattere leale, bizzarro e straordinario

Traversen
Qualche impostore.

Madama La Rose
Qalche cavadenti.

Alberto
Caminante sarà come vuol lei.

Pomponio
(Songo il muorte vuoste a tutte trei.)

Alberto
«Egli ha una figlia da marito...»

Traversen
Oh curiosa!

Alberto
Zitto.

Pomponio
(Ccà le boleva; mo vene lo doce,
restarrannoncantate.)

Alberto
«Di età giovane, di bellezza passabile,
di grazia mirabile

Traversen
Che pazzo!

Madama La Rose
Che animale!

Pomponio
(Oh bennaggi oje.
Manco chesto è incontrato!)

Madama La Rose
Udite il resto delle sorprendenti
qualità, abilità.

Alberto
Zitti ed attenti.
«Statura greca, testa romana, capello castagno, occhio ceruleo, bocca ridente, bei colori, spirito pronto, talento raro e del miglior cor del mondo

(Gran risata di tutti.)

Pomponio
(E ‘sta resata mo comme nce cape?)

Alberto
«A norma del partito che s’offrirà sarà la dote; verrà prescelto quello che incontrerà in ogni rapporto più il genio del padre e della figlia, alloggiano all’Aquila: ivi s’indirizzi chi aspira all’acquisto; da questo giorno è aperto il concorso

(Altra risata.)

Madama La Rose
Oh che matto!

Traversen
Oh che bestia!

Madama La Rose
Affé, legato
esser meriterebbe.

Traversen
E bastonato.

Pomponio
(Buono ca ccà nisciuno me canosce.)

Alberto
Io poi non ci vedo tante male:
ogn’uno in questo mondo
la pensa come vuole.

Pomponio
(Chillo è ‘no galantommo.)

Traversen
Voinformarmi
di questa bestia; quello
degli avvisi il saprà; qua, qua, garzone.

Pomponio
(Oh mmalora, sta ccà lo portavise.)

(Il garzone dimandato accenna Don Pomponio.)

Miei lacchè, jammoncenne.

Traversen
E’ quello, è quello
l’amico del concorso.

Madama La Rose
Oh caro!

Traversen
Oh bello!

Pomponio
(Vi’ ca da ccà mo mettono la renza!)

Madama La Rose
(Godiamolo.)

Traversen
(Burliamolo.)

Alberto
Prudenza.

Traversen
Mio signore.

Pomponio
Patro’ mio.

Madama La Rose
Me l’inchino.

Pomponio
E porzì io.

Traversen
Siete voi italiano?

Pomponio
Signorsì, napolitano.

Alberto
Domandare i fatti altrui
non mi par ch’è civiltà.

Madama La Rose e Traversen
Ma ci lasci con costui
divertir, per carità.

Pomponio
(Sta a bedè, ch’a tutte duje
mo ‘no punio le do ccà.)

Traversen
Ver ch’avete una gran figlia...

Pomponio
Ch’è l’ottava maraviglia.

Madama La Rose
E in gazzetta lei l’ha posta,
questa eccelsa rarità.

Pomponio
E in gazzetta llaggio posta
pe li ciucce fa’ parlà’.

Traversen
Ma a che tanto lodar quella?

Pomponio
Ch’accossì piace a me.

Madama La Rose
Ma fia ver ch’è tanto bella?
Potto vote cchiù de te.

Alberto
Si finisca questa scena,
miei signor, che basta qua.

Madama La Rose e Traversen
Ma se i sposi a cento a cento
gli verranno in un momento,
nel concorso poi di tanti
l’infelice, che farà?

Pomponio
Pe duciente e cchiù mariti
ella ha tutt’i requisiti,
se le ‘nguadia a tutte quante,
e chi vede ha da schiatta’.

Alberto
Ma finiamola la scena,
miei signor, per carità.
(Viano per strade diverse.)


Sala elegante nella locanda di Filippo, corrispondente a varii appartamenti.

 




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