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Giuseppe Palomba
La gazzetta

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  • ATTO PRIMO
    • Scena terza. Filippo, poi Doralice ed Anselmo
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Scena terza. Filippo, poi Doralice ed Anselmo

 

Filippo
Attenti, camerieri,
che giunguno degl’altri forestieri.
(a più venditori di galanterie)
Voi altri, che volete? la signora
ch’oggi sarà sposa? Sta alla toletta.
Or qui usciva. (Invan lo scicco padre
si macera il cervello
per darla a un gran signor; non sa ch’entrambi
noi ci giurammo amor: o colle buone
a me la sposerà,
o l’inganno farà quel che farà.)

Anselmo
Il padron dell’albergo siete voi?

Filippo
Son quello per servirvi!

Anselmo
Preparate due stanze: una a mi figlia,
l’altra per me.

Filippo
Son belle e preparate.

Doralice
Io bramo di restare in libertà.

Filippo
Nessun, signora, l’incomoderà.

Anselmo
Andiam. Del prezzo parleremo poi.
(Entrano Anselmo e Doralice con camerieri.)

Filippo
Non vi sarà da disputar fra noi.
E per tornare a quel che preme a me,
difficile non è che il sior Pomponio
accordi la sua figlia a un locandiere
essendo anch’esso stato un cameriere.
Poi gli lasciò il padron del gran contante,
ed eccolo mercante. La Lisetta
chiaro paleseralle il suo desio,
e s’ella non farà, poi farò io.
Eccola; alò, schieratevi qui bene:
l’amabile Lisetta ora sen viene.

 




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