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Pomponio
Priesto miettete teseca, e in sussieguo;
le bi’? mo se ne traseno
a passe decestunia, statt’attiento
a fa’ l’obbreco tujo, e de non fare
fa’ cattiva figura al genitore.
Lisetta
L’avrà da far con me quel traditore.
Filippo
Bondì te pater, - ve salutingh.
Pomponio
Bondì te figlio, - te salutingh.
Filippo
Bondì te fillis, - ve salutingh.
Pomponio
Non buo’ risponnere - di salutingo,
o mo te mollo - ‘no scoppolingo,
che la teninga - te fa vasa’.
Coro
Te pomponie, te Lisette inghinar,
quakerà, quakerà.
Bon pater, bel filles
quakerà, quakerà.
Filippo
Te Pomponie Ital nazion?
Pomponio
Sempre ai vostri comandonio.
Filippo
Te olandese intellingin?
Pomponio
Signornò, no intelligir.
Filippo
Italiano y provar.
Pomponio
Accossì saccio parlà.
Lisetta
(Vien, ti vo’ gli occhi cavar.)
Filippo
La tua mano stringhe quella
di Berlic Berloc ton ton.
Pomponio
Chià... malora troppo onore.
Filippo
Cherimonie il quakerone
non conosce, non amar.
La tua figlia gazzettata
già lo so, che appunto è quella.
Pomponio
Sissignore, io l’ho stampata.
Filippo
Mi sentito penetrata
di sua grazia e sua beltà.
Pomponio
Don Berloc, mme consolate,
questa è tutta sua bontà.
Lisetta
Ah di dargli due graffiate
brucio or or di volontà.
Coro
Fortunate e buon papà,
figlia ha tante rarità.
Pomponio
Tutta vostra gran bontà,
o miei cari quakerà.
Dunque spiccia, si te pare.
Filippo
I non face gran parole,
e la sposa quando vuole.
Pomponio
Va’, fa’ priesto figlia mia,
a chi piense non se sa.
Lisetta
Che voi siete un imprudente,
non si sa chi diavol sia,
che la gente bene a fondo,
convien prima esaminar.
D’impostori è pieno il mondo,
hanno facce da ingannar.
Filippo
(Ecco tutta sconquassata,
la mia machina s’è già!)
Pomponio
De ‘sta figlia innamorata
lo sa il ciel s’io son papà.
Lisetta
Or quel volto di briccone
ti vo’ tutto sgraffiar.
(Qui escono Doralice, Anselmo, Madama la Rose e Monsieur Traversen.)
Pomponio
Vi’ ca chisso è quacquarone,
ca nce po’ precipita’!
Alberto
La sua figlia io non comprendo
se sia questa o quella là!
Doralice
Più per quel d’amor m’accendo
senza averne volontà.
Lisetta
(Ciel, che feci! troppo ardita
fui con quel che ho sempre amato!
Ah me stessa avrò tradita,
forse, oh Dio! se reo non è!)
Filippo
(Ahi qual tetro orror mi assale!
Oh che tremito mi viene!
Sono in odio al caro bene!
Come più placarla, oimè!)
Alberto
(Di stupor per quel che veggo,
dubbio il cor mi balza in seno!
Questo dì pavento appieno
che fatal non sia per me.)
Pomponio
Le mazzate oltramontane
mo avarraggio da prova’.
Chella llà menò le mmane,
e lo gnore ha da paga’.
Doralice
Son stordita a tanto eccesso,
e sa il ciel che n’avverrà.
Madama La Rose
Gran disturbi per adesso
prevedendo io sto di già.
Tutti
Ah che ormai tra il finto e il vero
già traballa il mio pensiero!
E lo sdegno ed il timore
mi sta l’alma ad agitar.
Filippo
(Ah non posso il mio furore
più calmar per verità.
Sul suo matto genitore
la vendetta or piomberà.)
Vecchel molh tirtà lulà
sangue, sangue io bramo qua.
Tutti
Ma calmatevi, cospetto!
Questo è un chiasso maledetto,
tanto strepito, signori,
in locanda non si fa.
Pomponio
Ma fenimmola a mmalora,
ca chiù capo n’aggio affatto.
Che mmalora v’aggio fatto,
o miei cari quacquarà?
Coro e Filippo
Quel ribaldo, quel briccone,
quel Pomponio furfantone
morto al suol cader dovrà.
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