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Arcetro
Già del bel carro ardente
Rotan tepidi rai nel ciel
sereno
E già per l'oriente
Sorge l'ombrosa notte e il dì vien meno;
Né fa ritorno Orfeo
Né pur di lui novella anco
si sente.
Ninfa
Già temer non si dee di sua salute
Se de campi celesti
scender nume divin per
lui vedesti
Arcetro
Viddilo e so che il ver
questi occhi han visto
Né regna alcun timor nel petto mio.
Ma di vederlo men dolente
e tristo
Struggemi l'alma e il cor caldo desio.
Aminta
Voi che si ratte il volo spiegate aure volanti
Voi de felici a manti
Per queste piagge e quelle
Spargete le dolcissime novelle
Ninfa
Ecco il gentil Aminta, tutto ridente in viso:
Forse reca d'Orfeo giocondo avviso
Aminta
Se de tranquilli petti
Il seren perturbò nuntia
dolente
Messaggero ridente
La torbida tempesta e i foschi orrori
Ecco disgombro E rassereno i cori.
Non più non più lamenti
Dolcissime compagne
Non sia chi più si lagne
Di dolorosa sorte
Di fortuna, o di morte.
Il nostro Orfeo
Il nostro Semideo
Tutto lieto e giocondo
Di dolcezza e di gioia
Nuota in un mar che non ha riva o fondo
Ninfa
Come tanto dolore
Quetossi in un momento?
E chi cotanto ardore
In sì fervido cor si presto ha spento?
Aminta
Spento è il dolor ma vive
Del suo bel foc'ancor chiar,e lucenti
Splendon le fiamm'ardenti.
La bella Euridice
Che abbiam cotanto
sospirato, e pianto
Più che mai bella e viva
Lieta si gode al caro sposo accanto.
Arcetro
Vaneggi, Aminta? O pur ne speri
Rallegrar con tai menzogne?
Assai lieti ne fai se n'assicure
Che il misero pastor
Prenda conforto in sì mortal dolore.
Aminta
Voi del regno celeste
Voi chiamo testimon
superni numi
S'il ver parlo o ragiono!
Vive la bella Ninfa e questi lumi
Pur hor miraro il suo
bel viso
E queste orecchie udir
Delle sue voci il suono
Arcetro
Quai dolci e care nuove
Ascolto, o dei del cielo!
O sommo Giove!
Ond'è cotanta grazia e tanto dono!
Aminta
Quand'al tempio n'andaste io mi pensai
Che opra forse saria non men pietosa
Dell'infelice sposa
Gli afflitti consolar mesti parenti.
E la ratto n'andai
Ove tra schiera di pastori amici
La sventurata sorte
Lagrimavan quei vecchi orbi, e infelici.
Or mentre all'ombra di quell'elce
antiche
Che giro al prato fanno
Con dolci voci amiche
Erano intenti a disasprir l'affanno,
Come in un punto appar baleno o lampo
Tal a nostri occhi avanti
Sopraggiunti veggiam gli sposi amanti.
Arcetro
O di che bel seren s'ammanta il
cielo
Al suon di tue parole
Fulgido più che sul mattin non suole!
E più ride la terra e più s'infiora
Al tramontar del dì che in su l'aurora!
Orfeo
Gioite al canto mio, selve frondose!
Gioite amati colli e d'ogni intorno
Ecco rimbombi dalle valli ascose.
Risorto è il mio bel sol, di raggi adorno
E coi begli occhi onde fa scorno a Delo
Raddoppia foco all'alme e luce al giorno
E fa servi d'Amor la terra e il cielo.
Ninfa
Tu sei, tu sei pur quella
Che in queste braccia accolta
Lasciasti il tuo bel velo alma disciolta?
Euridice
Quella, quella son io per cui
piangeste!
Sgombrate ogni dolor, donzelle amate.
A che più dubbie, a che pensose state?
Ninfa
O sempiterni Dei!
Pur veggio i tuoi bei lumi e il tuo bel viso
E par che anco non creda
agli occhi miei.
Euridice
Per quest'aer giocondo
E vivo e spiro anch'io
Mirate il mio crin biondo
E del bel volto mio
Mirate, donne, le sembianze antiche,
Riconoscete omai gli usati accenti,
Udite il suon di queste voci amiche.
Dafne
Ma come spiri e vivi?
Come oggi nell'Inferno
Spoglian dei pregi suoi gli eterei divi?
Euridice
Tolsemi Orfeo dal tenebroso regno.
Arcetro
Dunque mortal valor
cotanto impetra?
Orfeo
Dell'alto don fu degno
Mio donce canto e il suon di questa cetra.
Aminta
Come fin giù nei tenebrosi abissi
Tua nobil voce udissi?
Orfeo
La bella dea d'amore
Non so per qual sentiero
Scorsemi di Pluton nel vasto impero.
Dafne
E tu scendesti nell'eterno orrore?
Orfeo
Più lieto assai che in bel giardin donzella
Dafne
O magnanimo core!
Ma che non puote Amore!
Arcetro
Come quel crudo rege
Nudo d'ogni pietà placar potesti?
Orfeo
Modi or soavi
or mesti,
Fervidi preghi e flebili sospiri
Temprai sì dolci ch'io
Nell'implacabil cor destai pietate.
Così l'alma beltate
Fu mercè, fu trofeo del
canto mio.
Aminta
Felice Semideo,
Ben degna prole di lui che su nell'alto
Per celeste sentier rivolge il sole
Rompersi d'ogni pietra il duro smalto
Viddi ai tuoi dolci accenti
E il corso rallentar fiumi e torrenti,
E per udir vicini
Scender dagli alti monti abeti e pini.
Ma vieppiù degno vanto oggi s'ammira
Della famosa lira
Vanto di pregio eterno:
Mover gli Dei del Ciel,
placar l'Inferno.
Coro
Biondo arcier che d'alto monte
Aureo fonte
Sorger fai di sì bell'onda
Ben può dirsi alma felice
Cui pur lice
Appressar l'altera sponda.
Ma qual poi del sacro umore
Sparge il core
Tra i mortal può dirsi un Dio
Ei degli anni il volto eterno
Prende a scherno
E la morte e il fosco oblio
Se fregiato il crin
d'alloro
Bel tesoro
Reca al sen gemmata lira
Farsi intorno alma felice
D'Elicona
L'alte vergini rimira
Ma se schiusa a bei desiri
Par che spiri
Tutto sdegno un cor di pietra
Del bel sen l'aspra durezza
Vince e sprezza
Dolce stral di sua faretra.
Non indarno a incontrar morte
Pronto e forte
Muove il piè guerriero,o Duce
La 've Clio da nube
oscura
Fa secura
L'alta gloria ond'ei riluce.
Ma che più se al negro lito
Scende ardito
Sol di cetra armato Orfeo
E del regno tenebroso
Lieto sposo
Porta al Ciel palma e trofeo
FINE
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