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Ottavio Rinuccini
Euridice

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  • Atto terzo
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Atto terzo

 

Arcetro

Già del bel carro ardente

Rotan tepidi rai nel ciel sereno

E già per l'oriente

Sorge l'ombrosa notte e il vien meno;

Né fa ritorno Orfeo

Né pur di lui novella anco si sente.

 

Ninfa

Già temer non si dee di sua salute

Se de campi celesti

scender nume divin per lui vedesti

 

Arcetro

Viddilo e so che il ver questi occhi han visto

regna alcun timor nel petto mio.

Ma di vederlo men dolente e tristo

Struggemi l'alma e il cor caldo desio.

 

Aminta

Voi che si ratte il volo spiegate aure volanti

Voi de felici a manti

Per queste piagge e quelle

Spargete le dolcissime novelle

 

Ninfa

Ecco il gentil Aminta, tutto ridente in viso:

Forse reca d'Orfeo giocondo avviso

 

Aminta

Se de tranquilli petti

Il seren perturbò nuntia dolente

Messaggero ridente

La torbida tempesta e i foschi orrori

Ecco disgombro E rassereno i cori.

Non più non più lamenti

Dolcissime compagne

Non sia chi più si lagne

Di dolorosa sorte

Di fortuna, o di morte.

Il nostro Orfeo

Il nostro Semideo

Tutto lieto e giocondo

Di dolcezza e di gioia

Nuota in un mar che non ha riva o fondo

 

Ninfa

Come tanto dolore

Quetossi in un momento?

E chi cotanto ardore

In sì fervido cor si presto ha spento?

 

Aminta

Spento è il dolor ma vive

Del suo bel foc'ancor chiar,e lucenti

Splendon le fiamm'ardenti.

La bella Euridice

Che abbiam cotanto sospirato, e pianto

Più che mai bella e viva

Lieta si gode al caro sposo accanto.

 

Arcetro

Vaneggi, Aminta? O pur ne speri

Rallegrar con tai menzogne?

Assai lieti ne fai se n'assicure

Che il misero pastor

Prenda conforto in sì mortal dolore.

 

Aminta

Voi del regno celeste

Voi chiamo testimon superni numi

S'il ver parlo o ragiono!

Vive la bella Ninfa e questi lumi

Pur hor miraro il suo bel viso

E queste orecchie udir

Delle sue voci il suono

 

Arcetro

Quai dolci e care nuove

Ascolto, o dei del cielo!

O sommo Giove!

Ond'è cotanta grazia e tanto dono!

 

Aminta

Quand'al tempio n'andaste io mi pensai

Che opra forse saria non men pietosa

Dell'infelice sposa

Gli afflitti consolar mesti parenti.

E la ratto n'andai

Ove tra schiera di pastori amici

La sventurata sorte

Lagrimavan quei vecchi orbi, e infelici.

Or mentre all'ombra di quell'elce antiche

Che giro al prato fanno

Con dolci voci amiche

Erano intenti a disasprir l'affanno,

Come in un punto appar baleno o lampo

Tal a nostri occhi avanti

Sopraggiunti veggiam gli sposi amanti.

 

Arcetro

O di che bel seren s'ammanta il cielo

Al suon di tue parole

Fulgido più che sul mattin non suole!

E più ride la terra e più s'infiora

Al tramontar del che in su l'aurora!

 

Orfeo

Gioite al canto mio, selve frondose!

Gioite amati colli e d'ogni intorno

Ecco rimbombi dalle valli ascose.

 

Risorto è il mio bel sol, di raggi adorno

E coi begli occhi onde fa scorno a Delo

Raddoppia foco all'alme e luce al giorno

E fa servi d'Amor la terra e il cielo.

 

Ninfa

Tu sei, tu sei pur quella

Che in queste braccia accolta

Lasciasti il tuo bel velo alma disciolta?

 

Euridice

Quella, quella son io per cui piangeste!

Sgombrate ogni dolor, donzelle amate.

A che più dubbie, a che pensose state?

 

Ninfa

O sempiterni Dei!

Pur veggio i tuoi bei lumi e il tuo bel viso

E par che anco non creda agli occhi miei.

 

Euridice

Per quest'aer giocondo

E vivo e spiro anch'io

Mirate il mio crin biondo

E del bel volto mio

Mirate, donne, le sembianze antiche,

Riconoscete omai gli usati accenti,

Udite il suon di queste voci amiche.

 

Dafne

Ma come spiri e vivi?

Come oggi nell'Inferno

Spoglian dei pregi suoi gli eterei divi?

 

Euridice

Tolsemi Orfeo dal tenebroso regno.

 

Arcetro

Dunque mortal valor cotanto impetra?

 

Orfeo

Dell'alto don fu degno

Mio donce canto e il suon di questa cetra.

 

Aminta

Come fin giù nei tenebrosi abissi

Tua nobil voce udissi?

 

Orfeo

La bella dea d'amore

Non so per qual sentiero

Scorsemi di Pluton nel vasto impero.

 

Dafne

E tu scendesti nell'eterno orrore?

 

Orfeo

Più lieto assai che in bel giardin donzella

 

Dafne

O magnanimo core!

Ma che non puote Amore!

 

Arcetro

Come quel crudo rege

Nudo d'ogni pietà placar potesti?

 

Orfeo

Modi or soavi or mesti,

Fervidi preghi e flebili sospiri

Tempraidolci ch'io

Nell'implacabil cor destai pietate.

Così l'alma beltate

Fu mercè, fu trofeo del canto mio.

 

Aminta

Felice Semideo,

Ben degna prole di lui che su nell'alto

Per celeste sentier rivolge il sole

Rompersi d'ogni pietra il duro smalto

Viddi ai tuoi dolci accenti

E il corso rallentar fiumi e torrenti,

E per udir vicini

Scender dagli alti monti abeti e pini.

Ma vieppiù degno vanto oggi s'ammira

Della famosa lira

Vanto di pregio eterno:

Mover gli Dei del Ciel, placar l'Inferno.

 

Coro

 

Biondo arcier che d'alto monte

Aureo fonte

Sorger fai di sì bell'onda

Ben può dirsi alma felice

Cui pur lice

Appressar l'altera sponda.

 

Ma qual poi del sacro umore

Sparge il core

Tra i mortal può dirsi un Dio

Ei degli anni il volto eterno

Prende a scherno

E la morte e il fosco oblio

 

Se fregiato il crin d'alloro

Bel tesoro

Reca al sen gemmata lira

Farsi intorno alma felice

D'Elicona

L'alte vergini rimira

 

Ma se schiusa a bei desiri

Par che spiri

Tutto sdegno un cor di pietra

Del bel sen l'aspra durezza

Vince e sprezza

Dolce stral di sua faretra.

 

Non indarno a incontrar morte

Pronto e forte

Muove il piè guerriero,o Duce

La 've Clio da nube oscura

Fa secura

L'alta gloria ond'ei riluce.

 

Ma che più se al negro lito

Scende ardito

Sol di cetra armato Orfeo

E del regno tenebroso

Lieto sposo

Porta al Ciel palma e trofeo

 

FINE




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