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Ir. Neiva Sampaio, FMA
Il nostro vivere la cittadinanza evang. oggi nell'ambito...

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  • 3.        Una spiritualità cittadina
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3.        Una spiritualità cittadina

 

Per noi, religiose, la cittadinanza si presenta associata ad alcuni elementi essenziali che si trovano in consonanza con la nuova coscienza che la vita religiosa oggi ha di sé e del suo ruolo nella società.

1. Che la cittadinanza si trova intrinsecamente legata ai movimenti sociali che trasformano la mera coscienza dei diritti in pratica effettiva di essi. Qui si vede meglio che essa è qualcosa di storicamente costituito, attraverso lotte e sconfitte storiche di cui la vita religiosa è stata e resta parte.

Per la vita religiosa latinoamericana la questione non si risolve in semplice solidarietà con giovani generosi e le loro ONGs, che hanno affrontato la violenza dei poliziotti altamente attrezzati, per affermare il diritto di questa gente esclusa dalla vita. Guardando le scelte fatte in ordine all’opzione preferenziale per i poveri, dobbiamo andare più in fondo nella nostra risposta. Ma, come? Da quale parte? Sicuramente dando seguito alle scelte fatte in decorrenza del carisma originario dei nostri Fondatori: “gioventù povera e abbandonata”.

Ci serve forse una dose più forte di realismo e senso critico. Intanto, ci sta bene la domanda: Non ci troviamo, per caso, nella situazione di accomodamento, riandando allo stile di una classe media preoccupata, sì, con i poveri, però gelosa anche della salvaguardia di quanto le appartiene? Sappiamo aggiornare per i nostri giorni l'intuizione profetica di don Bosco, “formare il buon cristiano e l'onesto cittadino”?

2. Che l'esperienza concreta di una vita religiosa solidale con persone in movimento si aggrega in modo cumulativo alla consapevolezza della necessità di una mistica la cui sintesi, per noi cristiani, si riassume nella missione stessa di Gesù il quale venne a portare vita e vita piena per tutti, in una società di fratelli (Jo 10, 10).

Alcune versioni di movimenti emergenti sono sane come l'ecologia e l'ecofemminismo. Con la coscienza ecologica, si scopre che tutti siamo parte di un organismo più grande, di un insieme che pulsa e vive. Proprio per questo, “dobbiamo fare quanto ci sarà possibile per trovare le strade di un mondo più umano, giusto e accogliente. Una sorta di solidarietà cosmica, con una nuova sensibilità, rispetto alla vita, che parte da piccoli gesti quotidiani e va avanti e vince l'indifferenza per la sofferenza degli altri” il piccolo passo per avere un proprio peso specifico; l'azione locale si proietta nel pensiero globale. Si lascia la logica lineare, tipica del socialismo reale, con il suo volontarismo deterministico e si passa alla logica della “rete”, della interdipendenza, della diversificazione dei soggetti, nella orizzontalità della cooperazione più che nella verticalità delle organizzazioni gerarchizzate.

Si sente emergere un nuovo paradigma. In questo ritorna la seduzione del sacro, non prevista dai sociologi della modernità. L'ambiguità di questo fenomeno mondiale rappresenta per la Chiesa e per la Vita Religiosa, “un nuovo e diverso lavoro di accostamento all'avvenente messaggio di Gesù”. A questa sete di senso e di significato, la Vita Religiosa deve dare una risposta, risposta che possiede, ma non riesce ancora a esprimere in modo idoneo.

È questa l'interpellanza che il presente momento storico pone alla Vita Religiosa dell’America e, forse, di tutti i continenti, non esclusi quelli che appaiono nella preoccupazione per una cittadinanza cosciente nelle parole programmatiche: liberazione, inculturazione e inserimento. Il pericolo si trova nel fatto che il necessario potenziamento e approfondimento di questa brama mistica venga considerata incompatibile con l'implicanza profetica, con la trasformazione necessaria perché tutti abbiano vita e l'abbiano abbondantemente. Lo sforzo di sintesi richiesto dal momento attuale ha alcune linee di forza che trovano riferimento nella scoperta della cittadinanza come compito e come fonte di ispirazione spirituale.

3. La concretizzazione di una tale società di cittadini(e) presuppone una strategia di cambiamento sociale in grado di stabilire un nesso tra le dimensioni di cultura, di spiritualità e di politica. Tale processo, dal punto di vista politico, si realizzerà solo attraverso l'incorporazione di alcune caratteristiche della società contemporanea, come “il ruolo delle soggettività, l'emergenza di soggetti sociali e di diritti di nuovo tipo, l'allargamento dello spazio della politica. È una strategia che riconosce, enfatizza il carattere intrinseco e costitutivo della trasformazione culturale per la costituzione della democrazia”.

Ci sono tante intuizioni le quali si vanno disegnando sul paradigma della VITA. Risulta da ciò una spiritualità attraversata da un tocco di tenerezza femminile che, senz'altro, mancava nelle formulazioni androcentriche delle teologie della Vita Religiosa ispirate ad una visuale parziale di liberazione. La sua preoccupazione si rivolge ai mezzi e alle condizioni concrete di una vita degna e piena per tutti i figli di Dio e non con sentimenti astratti. Perciò, non può rassegnarsi a vedere i poveri dimenticati, non tace davanti all'esclusione provocata dal neoliberalismo che sembra imporsi negli alti livelli della política. In questo senso, questa spiritualità non può prescindere dalla vita cittadina.

Essendo dunque una spiritualità che parte dalla Vita e va verso la Vita, essa abbraccia e fa propria la grande utopia della giustizia e della libertà che palpita nel cuore della storia senza diventare mai realtà. Esige contemplazione/azione, attenta ai segni dei tempi (Giovanni XXIII) e alle “provocazioni dello Spirito” (Giovanni Paolo II). È, perciò, intrinsecamente pneumatica ed escatologica: è “vita secondo lo Spirito” ed è vita che costruisce il Regno. Coltiva il dialogo con tutte le religioni e filosofie, un atteggiamento etico e politico indirizzato alla costruzione di un’umanità riconciliata con la natura e con il cosmo, ossia, più piena della Vita di Dio nascosta e rivelata nel mistero di Dio Uno e Trino, che ci creò a sua immagine e somiglianza.

Questo cammino non è un’epopea personale e solitaria. È innanzitutto, responsabilità profetica di una comunità missionaria/educatrice che, radicata nei “solchi dell'alleanzadenuncia i segni di morte e annuncia la Vita a tutte le culture e a tutti i popoli.

 

 

 

Ho il piacere di concludere, condividendo con voi le pietre miliari della XIX Assemblea Generale Ordinaria della Conferenza dei Religiosi del Brasile, celebrata nel mese di luglio del 2001:

C'è una speranza per il tuo futuro!

Ci sono frecce indicanti il cammino...

dunque, pianta bene i pali, dispiega la tela,

stira le corde, allarga lo spazio...

 

 

 

 

 

Ir. Neiva Sampaio fma - Brasília, 7/9/2002




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