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3.
Una
spiritualità cittadina
Per noi, religiose, la cittadinanza
si presenta associata ad alcuni elementi essenziali che si trovano in
consonanza con la nuova coscienza che la vita religiosa oggi ha di sé e del suo
ruolo nella società.
1. Che la cittadinanza si trova
intrinsecamente legata ai movimenti sociali che trasformano la mera coscienza
dei diritti in pratica effettiva di essi. Qui si vede meglio che essa è
qualcosa di storicamente costituito, attraverso lotte e sconfitte storiche di
cui la vita religiosa è stata e resta parte.
Per la vita religiosa
latinoamericana la questione non si risolve in semplice solidarietà con giovani
generosi e le loro ONGs, che hanno affrontato la violenza dei poliziotti
altamente attrezzati, per affermare il diritto di questa gente esclusa dalla
vita. Guardando le scelte fatte in ordine all’opzione preferenziale per i
poveri, dobbiamo andare più in fondo nella nostra risposta. Ma, come? Da quale
parte? Sicuramente dando seguito alle scelte fatte in decorrenza del carisma
originario dei nostri Fondatori: “gioventù povera e abbandonata”.
Ci serve forse una dose più forte di
realismo e senso critico. Intanto, ci sta bene la domanda: Non ci troviamo, per
caso, nella situazione di accomodamento, riandando allo stile di una classe
media preoccupata, sì, con i poveri, però gelosa anche della salvaguardia di
quanto le appartiene? Sappiamo aggiornare per i nostri giorni l'intuizione
profetica di don Bosco, “formare il buon cristiano e l'onesto cittadino”?
2. Che l'esperienza concreta di una
vita religiosa solidale con persone in movimento si aggrega in modo cumulativo
alla consapevolezza della necessità di una mistica la cui sintesi, per
noi cristiani, si riassume nella missione stessa di Gesù il quale venne
a portare vita e vita piena per tutti, in una società di fratelli (Jo 10, 10).
Alcune versioni di movimenti
emergenti sono sane come l'ecologia e l'ecofemminismo. Con la coscienza
ecologica, si scopre che tutti siamo parte di un organismo più grande, di un
insieme che pulsa e vive. Proprio per questo, “dobbiamo fare quanto ci sarà
possibile per trovare le strade di un mondo più umano, giusto e accogliente.
Una sorta di solidarietà cosmica, con una nuova sensibilità, rispetto alla
vita, che parte da piccoli gesti quotidiani e va avanti e vince l'indifferenza
per la sofferenza degli altri” il piccolo passo per avere un proprio peso
specifico; l'azione locale si proietta nel pensiero globale. Si lascia la
logica lineare, tipica del socialismo reale, con il suo volontarismo
deterministico e si passa alla logica della “rete”, della interdipendenza, della
diversificazione dei soggetti, nella orizzontalità della cooperazione più che
nella verticalità delle organizzazioni gerarchizzate.
Si sente emergere un nuovo
paradigma. In questo ritorna la seduzione del sacro, non prevista dai sociologi
della modernità. L'ambiguità di questo fenomeno mondiale rappresenta per la
Chiesa e per la Vita Religiosa, “un nuovo e diverso lavoro di accostamento all'avvenente
messaggio di Gesù”. A questa sete di senso e di significato, la Vita Religiosa
deve dare una risposta, risposta che possiede, ma non riesce ancora a esprimere
in modo idoneo.
È questa l'interpellanza che il
presente momento storico pone alla Vita Religiosa dell’America e, forse, di
tutti i continenti, non esclusi quelli che appaiono nella preoccupazione per una
cittadinanza cosciente nelle parole programmatiche: liberazione, inculturazione
e inserimento. Il pericolo si trova nel fatto che il necessario potenziamento e
approfondimento di questa brama mistica venga considerata incompatibile con l'implicanza
profetica, con la trasformazione necessaria perché tutti abbiano vita e l'abbiano
abbondantemente. Lo sforzo di sintesi richiesto dal momento attuale ha alcune
linee di forza che trovano riferimento nella scoperta della cittadinanza
come compito e come fonte di ispirazione spirituale.
3. La concretizzazione di una tale
società di cittadini(e) presuppone una strategia di cambiamento sociale in
grado di stabilire un nesso tra le dimensioni di cultura, di spiritualità e di
politica. Tale processo, dal punto di vista politico, si realizzerà solo
attraverso l'incorporazione di alcune caratteristiche della società
contemporanea, come “il ruolo delle soggettività, l'emergenza di soggetti
sociali e di diritti di nuovo tipo, l'allargamento dello spazio della politica.
È una strategia che riconosce, enfatizza il carattere intrinseco e costitutivo
della trasformazione culturale per la costituzione della democrazia”.
Ci sono tante intuizioni le quali si
vanno disegnando sul paradigma della VITA. Risulta da ciò una spiritualità
attraversata da un tocco di tenerezza femminile che, senz'altro, mancava
nelle formulazioni androcentriche delle teologie della Vita Religiosa ispirate
ad una visuale parziale di liberazione. La sua preoccupazione si rivolge ai
mezzi e alle condizioni concrete di una vita degna e piena per tutti i figli di
Dio e non con sentimenti astratti. Perciò, non può rassegnarsi a vedere i
poveri dimenticati, non tace davanti all'esclusione provocata dal
neoliberalismo che sembra imporsi negli alti livelli della política. In questo
senso, questa spiritualità non può prescindere dalla vita cittadina.
Essendo dunque una spiritualità che
parte dalla Vita e va verso la Vita, essa abbraccia e fa propria
la grande utopia della giustizia e della libertà che palpita nel cuore della
storia senza diventare mai realtà. Esige contemplazione/azione, attenta ai
segni dei tempi (Giovanni XXIII) e alle “provocazioni dello Spirito” (Giovanni
Paolo II). È, perciò, intrinsecamente pneumatica ed escatologica: è “vita secondo
lo Spirito” ed è vita che costruisce il Regno. Coltiva il dialogo con tutte le
religioni e filosofie, un atteggiamento etico e politico indirizzato alla
costruzione di un’umanità riconciliata con la natura e con il cosmo, ossia, più
piena della Vita di Dio nascosta e rivelata nel mistero di Dio Uno e
Trino, che ci creò a sua immagine e somiglianza.
Questo cammino non è un’epopea
personale e solitaria. È innanzitutto, responsabilità profetica di una comunità
missionaria/educatrice che, radicata nei “solchi dell'alleanza” denuncia i
segni di morte e annuncia la Vita a tutte le culture e a tutti i popoli.
Ho il piacere di concludere,
condividendo con voi le pietre miliari della XIX Assemblea Generale Ordinaria
della Conferenza dei Religiosi del Brasile, celebrata nel mese di luglio del
2001:
C'è una speranza per il tuo futuro!
Ci sono frecce indicanti il cammino...
dunque, pianta bene i pali, dispiega la tela,
stira le corde,
allarga lo spazio...
Ir. Neiva Sampaio fma - Brasília,
7/9/2002
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