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| Giordano Bruno Dell'Infinito IntraText CT - Lettura del testo |
Dialogo 2
1 \ FIL.\ Perché il primo principio è simplicissimo, però, se secondo uno
attributo fusse finito, sarebe finito secondo tutti gli attributi; o pure,
secondo certa raggione intrinseca essendo finito e secondo certa infinito,
necessariamente in lui si intenderebe essere composizione. Se, dunque, lui è
operatore de l'universo, certo è operatore infinito e riguarda effetto infinito;
effetto dico, in quanto che tutto ha dependenza da lui. Oltre, sicome la nostra
imaginazione è potente di procedere in infinito, imaginando sempre grandezza
dimensionale oltra grandezza e numero oltra numero, secondo certa successione e,
come se dice, in potenzia, cossì si deve intendere che Dio attualmente intende
infinita dimensione ed infinito numero. E da questo intendere séguita la
possibilità con la convenienza ed opportunità, che ponemo essere: dove, come la
potenza attiva è infinita, cossì, per necessaria conseguenza, il soggetto di tal
potenza è infinito; perché, come altre volte abiamo dimostrato, il posser fare
pone il posser esser fatto, il dimensionativo pone il dimensionabile, il
dimensionante pone il dimensionato. Giongi a questo che, come realmente si
trovano corpi dimensionati finiti, cossì l'intelletto primo intende corpo e
dimensione. Se lo intende, non meno lo intende infinito; se lo intende infinito
ed il corpo è inteso infinito, necessariamente tal specie intelligibile è; e per
esser produtta da tale intelletto, quale è il divino, è realissima; e talmente
reale, che ha più necessario essere che quello che attualmente è avanti gli
nostri occhi sensitivi. Quando, se ben consideri, aviene che, come veramente è
uno individuo infinito simplicissimo, cossì sia uno amplissimo dimensionale
infinito, il quale sia in quello, e nel quale sia quello, al modo con cui lui è
nel tutto, ed il tutto è in lui. Appresso, se per la qualità corporale veggiamo
che un corpo ha potenza di aumentarsi in infinito; come si vede nel fuoco, il
quale, come ognun concede, si amplificarebe in infinito, se si gli avicinasse
materia ed esca; qual raggion vuole, che il fuoco, che può essere infinito e può
esser per conseguenza fatto infinito, non possa attualmente trovarsi infinito?
Certo non so, come possiamo fengere nella materia essere qualche cosa in potenza
passiva che non sia in potenza attiva nell'efficiente, e per conseguenza in
atto, anzi l'istesso atto. Certo, il dire che lo infinito è in potenza ed in
certa successione e non in atto necessariamente apporta seco che la potenza
attiva possa ponere questo in atto successivo e non in atto compito; perché
l'infinito non può esser compito. Onde seguitarebe ancora che la prima causa non
ha potenza attiva semplice, absoluta ed una; ma una potenza attiva a cui
risponde la possibilità infinita successiva, ed un'altra a cui responde la
possibilità indistinta da l'atto. Lascio che, essendo terminato il mondo, e non
essendo modo di imaginare come una cosa corporea venga circonferenzialmente a
finirsi ad una cosa incorporea, sarebe questo mondo in potenza e facultà di
svanirsi ed annullarsi: perché, per quanto comprendemo, tutt'i corpi sono
dissolubili. Lascio, dico, che non sarebe raggion che tolga che tal volta
l'inane infinito, benché non si possa capire di potenza attiva, debba assorbire
questo mondo come un nulla. Lascio che il luogo, spacio ed inane ha similitudine
con la materia, se pur non è la materia istessa; come forse non senza caggione
tal volta par che voglia Platone e tutti quelli che definiscono il luogo come
certo spacio. Ora, se la materia ha il suo appetito, il quale non deve essere in
vano, perché tale appetito è della natura e procede da l'ordine della prima
natura, bisogna che il loco, il spacio, l'inane abbiano cotale appetito. Lascio
che, come è stato di sopra accennato, nessun di questi che dice il mondo
terminato, dopo aver affirmato il termine, sa in modo alcuno fingere come quello
sia; ed insieme insieme alcun di questi, negando il vacuo ed inane con le
proposte e paroli, con l'esecuzione poi ed effetto viene a ponerlo
necessariamente. Se è vacuo ed inane, è certo capace di ricevere; e questo non
si può in modo alcuno negare, atteso che - per tal raggione medesima, per la
quale è stimato impossibile che nel spacio dove è questo mondo, insieme insieme
si trove contenuto un altro mondo - deve esser detto possibile che nel spacio
fuor di questo mondo, o in quel niente, se cossì dir vuole Aristotele quello che
non vuol dir vacuo, possa essere contenuto. La raggione, per la quale lui dice
dui corpi non possere essere insieme, è l'incompossibilità delle dimensioni di
uno ed un altro corpo: resta, dunque, per quanto richiede tal raggione, che dove
non sono le dimensioni de l'uno, possono essere le dimensioni de l'altro. Se
questa potenza vi è, dunque il spacio in certo modo è materia; se è materia, ha
l'aptitudine; se ha l'aptitudine, per qual raggione doviamo negargli l'atto?
2 \ ELP.\ Molto bene. Ma di grazia, procediate in altro; fatemi intendere come
differenza fate tra il mondo e l'universo.
3 \ FIL.\ La differenza è molto divolgata fuor della scola peripatetica. Gli
stoici fanno differenza tra il mondo e l'universo, perché il mondo è tutto
quello che è pieno e costa di corpo solido; l'universo è non solamente il mondo,
ma oltre il vacuo, inane e spacio extra di quello: e però dicono il mondo essere
finito, ma l'universo infinito. Epicuro similmente il tutto ed universo chiama
una mescuglia di corpi ed inane; ed in questo dice consistere la natura del
mondo, il quale è infinito: e nella capacità dell'inane e vacuo e, oltre, nella
moltitudine di corpi che sono in quello. Noi non diciamo vacuo alcuno, come
quello che sia semplicemente nulla; ma secondo quella raggione, con la quale ciò
che non è corpo che resista sensibilmente, tutto suole esser chiamato, se ha
dimensione, vacuo: atteso che comunmente non apprendeno l'esser corpo, se non
con la proprietà di resistenza; onde dicono che, sicome non è carne quello che
non è vulnerabile, cossì non è corpo quello che non resiste. In questo modo
diciamo esser un infinito, cioè una eterea regione inmensa, nella quale sono
innumerabili ed infiniti corpi, come la terra, la luna ed il sole; li quali da
noi son chiamati mondi composti di pieno e vacuo: perché questo spirito, questo
aria, questo etere non solamente è circa questi corpi, ma ancora penetra dentro
tutti, e viene insito in ogni cosa. Diciamo ancora vacuo secondo quella
raggione, per la quale rispondemo alla questione che dimandasse dove è l'etere
infinito e gli mondi; e noi rispondessimo: in un spacio infinito, in un certo
seno nel quale ed è e s'intende il tutto, ed il quale non si può intendere né
essere in altro.
4 Or qua Aristotele, confusamente prendendo il vacuo secondo queste due
significazioni ed un'altra terza, che lui fenge e lui medesimo non sa nominare
né diffinire, si va dibattendo per togliere il vacuo: e pensa con il medesimo
modo di argumentare destruggere a fatto tutte le opinioni del vacuo. Le quali
però non tocca, più che se, per aver tolto il nome di qualche cosa, alcuno
pensasse di aver tolta la cosa; perché destrugge, se pur destrugge, il vacuo
secondo quella raggione la quale forse non è stata presa da alcuno: atteso che
gli antichi e noi prendiamo il vacuo per quello in cui può esser corpo e che può
contener qualche cosa ed in cui sono gli atomi e gli corpi; e lui solo
diffinisce il vacuo per quello che è nulla, in cui è nulla e non può esser
nulla. Laonde, prendendo il vacuo per nome ed intenzione secondo la quale
nessuno lo intese, vien a far castelli in aria e destruggere il suo vacuo e non
quello di tutti gli altri che han parlato di vacuo e si son serviti di questo
nome vacuo. Non altrimenti fa questo sofista in tutti gli altri propositi, come
del moto, infinito, materia, forma, demostrazione, ente; dove sempre edifica
sopra la fede della sua definizion propria e nome preso secondo nova
significazione. Onde ciascun che non è a fatto privo di giudizio, può facilmente
accorgersi quanto quest'uomo sia superficiale circa la considerazion della
natura de le cose, e quanto sia attaccato alle sue non concedute, né degne
d'esserno concedute, supposizioni, più vane nella sua natural filosofia che
giamai si possano fingere nella matematica. E vedete che di questa vanità tanto
si gloriò e si compiacque che, in proposito della considerazion di cose
naturali, ambisce tanto di esser stimato raziocinale o, come vogliam dire
logico, che, per modo d'improperio, quelli che son stati più solleciti della
natura, realità e verità, le chiama fisici. Or, per venire a noi, atteso che nel
suo libro Del vacuo né diretta né indirettamente dice cosa che possa degnamente
militare contra la nostra intenzione, lo lasciamo star cossì, rimettendolo forse
a più ociosa occasione. Dunque, se ti piace, Elpino, forma ed ordina quelle
raggioni, per le quali l'infinito corpo non viene admesso da gli nostri
adversarii, ed appresso quelle, per le quali non possono comprendere essere
mondi innumerabili.
5 \ ELP.\ Cossì farò. Io referirò le sentenze d'Aristotele per ordine, e voi
direte circa quelle ciò che vi occorre. "È da considerare", dice egli, "se si
trova corpo infinito, come alcuni antichi filosofi dicono, o pur questo sia una
cosa impossibile; ed appresso è da vedere se sia uno over più mondi. La
risoluzion de le quali questioni è importantissima: perché l'una e l'altra parte
della contradizione son di tanto momento, che son principio di due sorte di
filosofare molto diverso e contrario: come, per essempio, veggiamo, che da quel
primo error di coloro che hanno poste le parti individue, hanno chiuso il camino
di tal sorte, che vegnono ad errare in gran parte della matematica. Snodaremo
dunque proposito di gran momento per le passate, presenti e future difficultadi;
perché, quantunque poco di trasgressione che si fa nel principio, viene per
diecemila volte a farsi maggiore nel progresso; come, per similitudine,
nell'errore che si fa nel principio di qualche camino, il quale tanto più si va
aumentando e crescendo, quanto maggior progresso si fa allontanandosi dal
principio, di sorte che al fine si viene ad giongere a termine contrario a
quello che era proposto. E la raggion di questo è, che gli principii son
piccioli in grandezza e grandissimi in efficacia. Questa è la raggione della
determinazione di questo dubio".
6 \ FIL.\ Tutto lo che dice è necessarissimo, e non meno degno di esser detto da
gli altri che da lui; perché, sicome lui crede, che da questo principio mal
inteso gli aversarii sono trascorsi in grandi errori, cossì, a l'apposito, noi
credemo e veggiamo aperto, che dal contrario di questo principio lui ha
pervertita tutta la considerazion naturale.
7 \ ELP.\ Soggionge: "Bisogna dunque, che veggiamo, se è possibile, che sia
corpo semplice di grandezza infinita; il che primeramente deve esser mostrato