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José Saraiva Martins
Chiesa all'alba del terzo Millennio

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  • La Chiesa-segno di speranza
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La Chiesa-segno di speranza

L'ultimo Sinodo dei Vescovi può, infine, essere chiamato il Sinodo della Speranza. Esso era stato convocato dal Santo Padre per approfondire l'argomento del "Vescovo servitore del Vangelo per la speranza del Mondo".

Si tratta di un tema di estrema importanza pastorale per la Chiesa di oggi. Non c'è dubbio, infatti, che l'uomo dei nostri giorni ha uno speciale ed urgente bisogno di speranza. Ciò appare chiaro dai tragici avvenimenti cui si è recentemente assistito, nonché dalle minacce di vario genere che spuntano all'orizzonte di questo inizio di secolo. Molti sono i problemi che assillano l'uomo contemporaneo, che non sembrano di facile soluzione (Cfr Cardinale Vinko Puljic, Synodus Episcoporum, Bollet., 17, 3). Già l'Instrumentum Laboris parlava di "segni di sfiducia o addirittura di disperazione che sono nel mondo", che, al di delle analisi politiche, sociologiche ed economiche, indeboliscono la speranza (IL, 17).

In particolare, l'uomo di oggi ha bisogno di speranza, perché egli è deluso dalle ideologie, dalle teorie, dai sistemi, che, nonostante le ottimistiche promesse, non sono riusciti, di fatto, a dare una risposta soddisfacente ai suoi molteplici problemi. Egli si sente spesso impotente davanti ai mali che continuano ad affliggerlo. Quello di oggi è un uomo che, dimentico non di rado del passato, elabora dei progetti piuttosto effimeri e limitati, sovente influenzati da potenti fattori economici e politici, che non riescono a dargli quella felicità a cui giustamente aspira.

È a quest'uomo, nella sua concretezza storica, che la Chiesa è chiamata a parlare di speranza, ad offrirgli "ragioni valide" per credere e sperare. È questa la sua missione irrinunciabile, come messo in risalto da molti Padri sinodali. Essa è posta davanti al mondo, all'inizio del nuovo millennio, come segno di speranza, come sorgente inesauribile di essa. Senza speranza, ha detto un Padre sinodale, tutta l'azione pastorale del Vescovo, sarebbe sterile" (Cardinale Ricardo Maria Carles Gordó, Ib., 11, 2). Questo si può, e si deve, applicare a tutta l'azione pastorale della Chiesa.

Ma la speranza che la Chiesa è chiamata a vivere, di cui deve essere fonte ed annunciatrice, non è, ovviamente, una speranza puramente umana, bensì una speranza teologica, quella cioè che non ha solo una dimensione terrena, ma anche, e soprattutto, una dimensione escatologica, e che si affida totalmente alle promesse di Dio. Così intesa, la speranza è, per i cristiani, "forza motrice del nuovo, capace di sognare il futuro e di segnare tracce durevoli nel tempo con la novità delle opere, di costruire la storia con la forza del Vangelo, o, almeno, di dare senso alla storia, prima ancora che siano le forze del mondo a stabilire il senso del futuro o a programmare le scadenze (IL, 13).

La Chiesa, sulla scia del passato (Cfr Ib., 14, 10), annuncerà la speranza all'uomo moderno, proclamando, con rinnovato coraggio, il Vangelo di Cristo, unico fondamento della speranza che non delude (Rom 5, 5); il Vangelo di Cristo che apre i cuore degli uomini alla speranza nella sua duplice suddetta dimensione: di quel Cristo che, dopo 2000 anni, continua ad essere, e lo sarà sempre, "potenza di vita, parola che umanizza e unisce i popoli in una sola famiglia, razza e religione" (Ib., 10). Il lieto annuncio della salvezza è sempre un annuncio di speranza, perché è essenzialmente l'annuncio di Colui, con la usa morte e risurrezione, è divenuto per sempre "la nostra speranza" (1 Tim 1, 1). Evangelizzare sarà sempre seminare speranza tra gli uomini. L'araldo del Vangelo è, prima di tutto, un pellegrino, un seminatore, un profeta della speranza. E questo è un compito che non riguarda soltanto i Pastori, ma anche tutti gli altri membri del popolo di Dio, in virtù della loro vocazione battesimale.

Ecco una specie di identikit della Chiesa del nuovo millennio, tale come emerge dai vari interventi dei Padri nell'ultima assise sinodale. È l'identikit di una Chiesa che, nella fedeltà a se stessa e al suo Signore, è pienamente consapevole delle grandi sfide della nostra epoca, ed è decisa ad affrontarle con entusiasmo, slancio e coraggio, per continuare ad essere, anche per l'uomo del nostro tempo, segno visibile e sicuro di incrollabile speranza.

 

 




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