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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1299. Lo stufarolo appuntato1

 

A tajjà in linci e squinci2 fra ccompaggni
panze-nere3 par mii4 cosa sciabbusco?5
Viè6 la sera però ttra er lusch’e ’r brusco7
mentre servo li nobbili a li bbaggni.

 

Sentirai llí che pparoloni maggni!
Llí tte n’accorgerai come m’infusco8
a sfoderà ssentenze e a pparlà ttrusco9
quanno me ffruttà bbravi guadaggni!

 

Senti che rrispostina arimbrunita10
appricai jjer a ssera a un Cardinale
che ddimannò ssi11 llacqua era pulita.

 

«Questo, Minenza, è un barzimo illustrale,12
che annetterebbe13 ir pelo in de la vita,14
senza ttorto a llei, puro15 a un majale».

 

14 giugno 1834

 




1 Ben parlante o concettoso.

2 Sfoggiare in quindi e quinci.

3 Plebei, così detti dalle nere pancie sempre esposte al sole.

4 Pari miei.

5 Ci busco?

6 Vieni.

7 In sull’imbrunire.

8 M’infiammo.

9 Trusco, quasi etrusco, per crusco.

10 Riforbita.

11 Se.

12 Balsamo lustrale.

13 Netterebbe.

14 Sul corpo.

15 Pure.

 

 






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