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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1306. La ppiú mmejjarte

 

Da principio fascevo l’ortolano:
male. Me messe1 a ffà er libbraro: peggio.
Risòrze2 allora de mutà mmaneggio,
e mme diede3 ar mestiere der ruffiano.

 

In questo, te confesso da cristiano,
nun zolo sce4 guadaggno, ma ssaccheggio:
e un terzo ar meno der Zagro-Colleggio
vonno la marcanzia da le mi’ mano.

 

Io servo Monziggnori, io PadrAbbati,
io maritate, io vedove, io zitelle...
e ll’ho ttutti oggnisempre contentati.

 

Perch’io 5 onesto e nun tiro a la pelle,
l’ommini mii6 7 rricchi e intitolati,8
e le mi’ donne pulitucce e bbelle.

 

17 giugno 1834

 




1 Mi misi.

2 Risolsi per «risolvetti».

3 Mi diedi.

4 Ci.

5 Sono.

6 Miei.

7 Sono.

8 Titolati.

 

 






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