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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1352. La Causa Scesarini

 

Naturale ch’er Prencipe Turlonia
ha d’aristà1 affilato e ttasciturno:
se2 tratta cche in ner ziconno turno
la Sagra Rota ha da portallo ar quonia.3

 

Dunque machinerà cquarche ffandonia
e cquarcantro bber trafico nutturno,4
come li primi imbrojji che cce furno
pe mmannà la raggione in Babbilonia.

 

Vedi quante sentenze e cquanta ggente
pe abbassà l’arbaggía a sti bboni mobbili,
che nun vonno un espurio pe pparente!

 

E jje s’hanno d’avé ttanti ariguardi
quanno, per Cristo, er ceto de li nobbili
è ttutto un spedalone de bbastardi!5

 

18 novembre 1834

 

 

 

Per la quarta proposizione rotale

che accaderà il...

nella causa di filiazione e adizione alla paterna eredità

fra il duca Lorenzo Sforza Cesarini e i coniugi Torlonia pel loro figlio Giulio

 

Sotto gli auspici di cotal1 che adorna,

bestemmiando, l’umano col divino,

nell’arena rotal Giulio Sforzino2

la quarta volta a battagliar ritorna.

 

Creda il mondo però, seppur non torna

lo inchiostro in latte e l’acqua fresca in vino,

che don Giulio, e donnAnna e don Marino3

saran disfatti e n’avran mazza e corna.

 

E tempo è ben che cessi il vitupero

di madri e di sorelle snaturate

che infaman sé per offuscare il vero.

 

Oh Giudici di Dio, voi le salvate,

ributtando il rossor dell’adultero

sull’avarizia e sul mentir d’un frate.4

 




1 Da ristare.

2 Si.

3 Allo sviluppo, agli estremi.

4 Alludesi alla nefanda opera della viziatura di un libro parrocchiale onde farvi comparire morto fin da bambino l’odierno pretendente della paterna eredità Sforza-Cesarini.

5 Il nostro buon romanesco parlava cosí all’epoca della terza proposizione rotale, la prima cioè del secondo turno del tribunale della Rota, già essendosi dal pretendente Don Lorenzo ottenute due decisioni favorevoli ed un expediatar dal primo turno. Il 22 giugno però del 1835 dovendosi riprodurre la causa per l’ultima e finale decisione, comparve il seguente sonetto di autore a noi cognitissimo. Noi lo riportiamo qui siccome un complemento alle notizie di questo turpe litigio.

1 Il conte Monaldo Leopardi di Recanati, autore del famoso opuscolo intitolato Appendice alla Causa celebre, dove paragona in certo modo la veracità della duchessa Gertrude Sforza a quella della Beata Vergine sul fatto del loro concepimento.

2 Don Giulio Torlonia, nipote, pel lato materno, dell’ultimo duca Salvatore Sforza, il quale lo istituí erede in pregiudizio del proprio fratello Lorenzo, dichiarato bastardo. I commensali de’ Torlonia si dilettano di chiamarlo lusinghevolmente il piccolo Sforza, di che viene Sforzino.

3 Anna Sforza e Marino Torlonia, genitori dello Sforzino.

4 Il molto reverendo padre Pier Luigi dell’Angiolo Custode, carmelitano scalzo (fratello di Enrico Giuliani odierno drudo o marito di coscienza della vecchia duchessa Gertrude), il quale rivelò un’antica confessione della buona dama, onde col consenso di lei fondare la miglior prova del concepimento adulterino del di lei figlio Lorenzo.

 

 






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