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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1360. Che ttempi!

 

E nnun zenti che llússcia?1 nu lo vedi
si cche ffresco2 viè ggiú da li canali?
Co stinferno che cqui,3 ccosa te credi?
Manco è bbono l’ombrello e li stivali.

 

Cristo! quanno se4 mette a ttemporali
je ggiú cco le mano e cco li piedi.
Ah! er zole5 in sti diluvî univerzali
lo mettemo da parte pe l’eredi.

 

Oh annate a rregge6 a scarpe co stacquetta.
Le sòle ve diventeno una sponga:7
le tomarre8 un bajocco de trippetta:

 

bast’a ddí9 cch’è da un mese c’a Rripetta10
sce11 corre fiume quant’è llarga e llonga,
e ’r pane je lo porteno in barchetta.

 

30 novembre 1834

 




1 Acqua dirotta.

2 Se quale rovina.

3 Con questo inferno qui.

4 Si.

5 Il sole.

6 Oh andate a reggere.

7 Spugna.

8 Il tomaio.

9 Basta dire.

10 La via di Ripetta.

11 Ci.

 

 






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