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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1372. Er terremoto de sta notte

 

, tterremoto, : nnun te cojjono.
Drent’a la stanzia mia che ssemo in tanti
scià1 svejjati d’un zarto2 a ttutti quanti,
e ttu, gghiro3 fottuto, hai sto bber4 dono?

 

Ggnente de meno che5 cc’è pparzo un tono
che ccià(1) ffatto chiamà ttutti li santi!
Antro6 che camminà llappiggionanti!
È stato un terremoto bbell’e bbono.

 

Tant’è vvero, che, cquanno è usscito Toto,7
ne la bbottega de padron Grigorio
j’hanno detto: «Hai sentito er terremoto?».

 

Chi ddisceva ch’è stato annullatorio,
e cchi ddisceva d’attaccacce8 er voto
perché invesce è vvienuto succurzorio.

 

6 dicembre 1834

 




1 Ci ha.

2 Salto.

3 Qui sta per «dormiglione».

4 Bel.

5 Si tratta che; ti basti che, ecc.

6 Altro.

7 Antonio.

8 D’attaccarci.

 

 






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