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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1406. L’abbito nun fa er monico

 

L’abbito nun fa er monico? Eh sse1 vede.
Pròvete intanto una sorvorta2 sola
de presentatte ar Papa in camisciola
e ppoi sappime a ddí ccome t’aggnede.3

 

Senza er landàvo4 sai che tte succede?
che ssi5 tt’hanno da 6 mmezza parola,
pare, per dio, che jje s’intorzi7 in gola:
e cquanno parli tu, nnun te se8 crede.

 

Hai tempo, fijjo caro, d’arà ddritto9
e ddèsse galantomo immezzo ar core:
tristo in ner monno chi sse mostra guitto.10

 

Cqua er merito se(1) tajja dar zartore.
Cqua la vertú in giacchetta11 è un gran dilitto.
Una farda12 ppiú o mmeno, ecco l’onore.

 

26 dicembre 1834

 




1 Si.

2 Sol volta.

3 Moltissimi dicono aggnéde, molti andiéde, pochi andò, quando non dicano annò.

4 Il nome del cocchio cosiddetto landeau è stato dal popolo applicato burlescamente a significare l’abito cittadinesco.

5 Se.

6 Da dire.

7 Gl’intoppi.

8 Non ti si.

9 Arar dritto, agire rettamente.

10 Misero.

11 Abito succinto.

12 Falda.

 

 






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