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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1427. Una ne fa e ccento ne penza

 

Ma cche ccosa sce tienghi1 in quela testa?
Guardela si cche2 imbrojji s’impasticcia!
Se3 de peggio? Pijjà una sarciccia4
e ffassela5 arrostí sott’a la vesta!

 

Cqua sto marito,6 aló,7 una cosa lesta.
Co cchi pparlo? Alegria,8 fàmola9 spiccia.
Sai ssotto, che ccarne sfumaticcia!
Phuh, ssentitela llí: ppuzza c’appesta.

 

Oh cqua ssí, cc’è da mettesce in cusscenza10
li capelli canuti da l’angossce.
Ajjutateme voi, santa Pascenza.11

 

Va’, cché da la matina se cconossce
er bon giorno. Oh gguardate: una schifenza12
cor marito oggni sempre tra le cossce!

 

15 gennaio 1835

 




1 Ci tieni.

2 Se quali.

3 Si.

4 Salsiccia.

5 Farsela.

6 Caldanino, detto anche scaldino.

7 Allons.

8 Presto, su.

9 Facciamola.

10 C’è da metterci daddovero.

11 Santa Pazienza, registrata nel martirologio romano.

12 Personettaccia da nulla.

 

 






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