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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1431. Er fijjo de papà ssuo1

 

Entrato in fossa er cavajjer Lorenzo
detto pe ssoprannome er Curzoretto,
j’è ito appresso er cavajjer Vincenzo
pe le su’ gran vertú ddetto er Bojetto.2

 

Disgrazziato Bbojetto! Ricco immenzo,
ner fior dell’anni, co ttanto de petto,
eccolo llí a ppijjà llurtimo incenzo
che ddà er monno a cchi ppaga er cataletto!

 

Mica annò ttrïonfante in sta vittura,
come un giorno pareva in carrettella
er padrone de Roma in pusitura.3

 

Sittranzi grolia munni:4 un funerale,
quattro fischi,5 un pietron de sepportura,
e lleredi che ffanno carnovale.

 

18 febbraio 1835

 




1 Vedi il sonetto...

2 Quattro giorni dopo la morte del padre, nella notte tra il 15 e il 16 gennaio 1835, morì costui, primogenito della illustre famiglia. Ebbe faccia e maniere di scherano.

3 In positura. Veramente egli vi si atteggiava con iscenica sovranità.

4 Sic transit gloria mundi: avviso inutile che si ai nuovi Pontefici, bruciando innanzi ad essi la stoppa.

5 Il popolo fischiò il cadavere del padre.

 

 






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