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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1463. La cratura in fassciòla

 

Bbella cratura! E cche ccos’è? Un maschietto?
Me n’arillegro1 tanto, sora Mea.
Come se2 chiama? Ah, ccomer nonno: Andrea.
E cche ttemp’ha? Nnun piú?! Jjeso! eh a l’aspetto

 

nun mostra un anno? Che ggran bell’idea!
Quant’è ccaruccio llí cco cquer cornetto!3
Lui sse penza de succhià er zucchietto,4
la ghinga,5 o er cucchiarin de savonea.

 

Vva’, vva’, vva’,6 ccome fissa la sorella!
Nun pare vojji dijje7 quarche ccosa
co cquella bbocchettuccia risarella?

 

Nun ho mmai visto un diavoletto uguale.
Dio ve lo bbenedichi, sora sposa,
e vve lo facci presto cardinale.

 

26 gennaio 1835

 




1 Me ne rallegro.

2 Si.

3 Si suole appendere al petto de’ bambini, mercé una catenella di argento, un cornetto o di pietra dura o di corallo, che eglino vanno sempre tenendosi per la bocca e biascicando. Così pure vi si aggiunge un cerchiolino d’avorio, detto volgarmente la sciammella (ciambella), sul quale i bambini si arruotano le gengíe verso il tempo della dentizione. Alcune madri uniscono a tuttociò un campanelluzzo di argento.

4 Zucchero involto e legato entro un pezzetto di pannolino.

5 Mammella.

6 Come dicesse: «ve’, ve’, ve’,».

7 Voglia dirle.

 

 






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