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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1475. Er mortorio de la sora Mitirda1

 

Zitto... ecco che la porteno, Presede.2
Senti?... intoneno adesso er risponzorio.
Guarda... principia ggià a sfilà er mortorio.
Bbeata lei e cchi la arivede!3

 

Oh a cquestanima cquasi è de fede
ch’è inutile la messa a Ssan Grigorio.
Oh cquesta nun ha ttocco4 er Purgatorio
manco coll’oggna5 d’un detin de piede.

 

Commare mia, è mmorta una gran donna,
c’aveva pe l’affritto e ’r poverello
tutta la carità de la Madonna.

 

In quelo stato6 e cco cquer viso bbello
trovene ar monno d’oggi la siconna
che ttratti chi nun ha7 ccome un fratello.

 

2 febbraio 1835

 




1 Matilde Sartori, poi Mazio, quindi De Marchis.

2 Prassede.

3 Rivedere.

4 Toccato.

5 Unghia.

6 Il fratello del di lei primo marito, Mazio, morì cardinale e i nipoti ne ereditarono.

7 Il misero.

 

 






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