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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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1487. Ménica dall’ortolano

 

Dubbaiocchi d’andivia.1 E cche mme dai?
Quattro pieducci soli? Ôh ssanta fede!
Ma ssei matto davero o mme sce2 fai?
Questa, capata3 ch’è, mmanco se4 vede.

 

Tu stasera vòi famme5 passà gguai
co la padrona. Ebbè? ccosa succede?
Te l’aribbutto llí, Ggiachemo, sai?
Presto, a tté, ttira via, ggiú, un antro piede.

 

Da scerto temp’in qua, ppropio, sor coso,
ve sete messo sur caval d’Orlanno:
come ve sete fatto carestoso!

 

Varda6 cqui ddubbaiocchi d’anzalata!7
E aringrazziamo er cefolo:8 quest’anno
l’erba è ddiventatoro, è ddiventata.

 

19 febbraio 1835

 




1 Invidia.

2 Mi ci.

3 Mondata.

4 Si.

5 Vuoi farmi.

6 Guarda.

7 Insalata.

8 Ringraziamo il cielo: modo scherzoso.

 

 






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